Angeli

01.Come avvenne la separazione dei malvagi dai buoni?

 

Risp. A

 

14. Sennonché giunse il tempo in cui essi si riconobbero nella loro grande potenza e nella gloria e maestà che irradiavano su tutto, e il più alto dei tre, simile alla Luce della Divinità, si accese nella sua avidità per impossessarsi completamente della Divinità. Attraverso lui si accese una grande parte degli spiriti che sorsero per suo tramite; e tramite costoro anche la Divinità arse nella sua Collera, così come i due spiriti più bassi fra i tre, e lanciò la terribile masnada nel profondo del profondo della propria Ira.

15. E i due e quelli che erano proceduti da loro, e i sette, nel cui numero erano giusti, furono trovati nella fedeltà della loro umiltà e furono accolti nelle sfere della Potenza di Dio; e l’Amore vide che essi erano stati trovati puri, e si rallegrò della loro completezza. E vedi, la Forza della Divinità nell’Amore si erse e la Divinità si mosse, e i creati percepirono il movimento della Divinità, e la Divinità si mosse verso il proprio Amore, e ai creati furono aperti gli occhi, ed essi videro per la prima volta l’eterno Amore.

16. Allora le schiere degli innumerevoli si stupirono, e sorse un grande giubilo e una grande gioia fra loro; poiché essi videro la Potenza di Dio nell’Amore, e videro l’Amore in se stessi, e anche la Forza che li chiamò ad esistere, e si riconobbero, e riconobbero l’Amore e riconobbero Dio.

17. Ora si mosse la Divinità, e i creati ebbero timore della Divinità, e l’Amore vide il loro timore e vide che il loro timore era giusto, e il timore divenne per loro ubbidienza, e l’ubbidienza era l’umiltà, e l’umiltà era il loro amore, e l’amore divenne la loro legge, e la legge la loro eterna libertà, e la libertà divenne la loro vita, e la vita la loro beatitudine in eterno.

18. Ora vedi, l’eterno Amore li interpellò, ed essi compresero la Parola! Allora le loro lingue si sciolsero, e la prima parola che sfuggì dalle loro labbra fu "amore". E alla Divinità piacque il suono del loro linguaggio, e la Divinità fu mossa dall’Amore, e il movimento prese forma nei creati, e la forma divenne suono, e il suono fu la seconda parola e fu "Dio".

19. Ed ora soltanto i creati erano completi. E l’Amore disse ai creati: “Il primo fra voi andò perduto; perciò assumo Io il suo posto e sarò fra voi eternamente!”.

20. Allora le loro lingue si sciolsero di nuovo, e le loro ginocchia si piegarono, ed essi adorarono l’Amore.

 

Messaggio del Padre

Fonte: "Il Governo della Famiglia di Dio" – vol.1, cap.5

 

Risp. B

 

83. [...] Nel primo momento furono tutti creati e adornati di grazia e doni, restando bellissime e perfette creature. A questo momento seguì una stazione, nella quale a tutti fu proposta e intimata la volontà del loro Creatore e fu loro ordinato di operare riconoscendolo come supremo Signore, adempiendo così al fine per cui li aveva creati. In questa stazione, si verificò, tra san Michele con i suoi angeli e il drago con i suoi, quella grande battaglia, che san Giovanni riporta nel capitolo dodicesimo dell'Apocalisse: gli angeli buoni, perseverando nella grazia, meritarono la felicità eterna, mentre i disobbedienti, levandosi contro Dio, meritarono la pena che scontano.

84. Ora, benché in questa seconda stazione tutto poté succedere molto brevemente, in considerazione della natura angelica e del potere divino, nondimeno intesi che la pietà dell'Altissimo si trattenne alquanto, e con qualche intervallo presentò loro il bene e il male, la verità e la falsità, il giusto e l'ingiusto, la sua grazia ed amicizia e la malizia del peccato e l'inimicizia di Dio, il premio e il castigo eterno, nonché la perdizione per Lucifero e per coloro che lo avessero seguito. Mostrò loro anche l'inferno con le sue pene ed essi lo videro tutto, perché nella loro natura tanto superiore ed eccellente si possono vedere tutte le cose come sono in se stesse, essendo create e limitate, di modo che, prima di decadere dalla grazia, videro chiaramente il luogo del castigo. E sebbene non abbiano conosciuto in egual misura il premio della gloria, tuttavia ebbero di essa un'altra conoscenza e la promessa manifesta ed esplicita del Signore. Con questo l'Altissimo giustificò la sua causa ed operò con somma equità e rettitudine. Ma poiché tutta questa bontà e giustificazione non bastò a trattenere Lucifero e i suoi seguaci, essi furono puniti come pertinaci e precipitati nel profondo delle caverne infernali, mentre i buoni furono confermati in grazia e in gloria eterna. Tutto questo avvenne nel terzo momento, nel quale si conobbe, con tale fatto, che nessuna creatura fuori di Dio è per sua natura impeccabile, dal momento che l'angelo, che la possiede tanto eccellente e che la ricevette adorna con tanti doni di scienza e di grazia, alla fine peccò e fu perduto. Ora, che farà la fragilità umana, se il potere divino non la difende qualora essa lo obblighi ad abbandonarla?

 

Messaggio di S.Maria D'Agreda

Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - Libro I, cap.7

 

Risp. C

 

87. [...] Come nelle opere di Dio vi fu equità, peso e misura, così, prima che gli angeli si potessero orientare a diversi fini, la sua provvidenza decise di manifestare loro, immediatamente dopo la loro creazione, il fine per cui li aveva creati di una così alta ed eccellente natura. Di tutto ciò ricevettero spiegazione in questa forma: prima ebbero intelligenza molto chiara dell'essere di Dio, uno nella sostanza e trino nelle Persone, e ricevettero ordine di adorarlo e riverirlo come loro creatore e sommo Signore, infinito nel suo essere e nei suoi attributi. A quell'ordine si arresero tutti, seppure con qualche differenza; infatti gli angeli buoni ubbidirono per amore e per un principio di giustizia, assoggettando il loro affetto di buona volontà, ammettendo e credendo ciò che era superiore alle loro forze, e ubbidendo con gioia. Lucifero invece si assoggettò perché gli pareva che fosse impossibile il contrario. Non lo fece dunque con carità perfetta, perché divise la volontà dandone parte a se stesso e parte alla verità infallibile del Signore. Questo fece sì che il precetto gli riuscisse alquanto violento e arduo e che non lo compisse con affetto pieno di amore e di giustizia; così si dispose a non perseverare in esso. Sebbene questa remissione e tiepidezza nell'operare questi primi atti con ritrosia non gli togliesse la grazia, nondimeno di qui cominciò la sua cattiva disposizione, riportandone una certa debolezza nella virtù e svogliatezza nello spirito, tanto che la sua bellezza non rifulse come doveva. L'effetto che questa rilassatezza e difficoltà, a mio parere, procurò in Lucifero, fu somigliante a quello che fa nell'anima un peccato veniale avvertito. Non affermo con questo che abbia allora peccato mortalmente né venialmente, poiché adempì il precetto di Dio, ma questo adempimento fu debole ed imperfetto, e più per esservi spinto dalla forza della ragione che per amore e volontà di ubbidire; così si dispose a cadere.

88. In secondo luogo, Dio manifestò loro che avrebbe creato una natura umana e creature razionali inferiori perché amassero, temessero e riverissero Dio, come loro autore e bene eterno. Manifestò loro che avrebbe molto favorito tale natura, che anzi la seconda Persona della stessa Trinità santissima si sarebbe incarnata e fatta uomo, innalzando la natura umana all'unione ipostatica e alla persona divina e che essi dovevano riconoscere come capo quella persona, uomo e Dio, non solo in quanto Dio, ma anche in quanto uomo; lo avrebbero dovuto riverire e adorare, dovendo essere essi, gli angeli, inferiori a lui in dignità e grazia, e suoi servi. Inoltre fece loro comprendere la convenienza, l'equità, la giustizia e la ragione che c'era in questo, perché era appunto l'accettazione dei meriti previsti di quell'uomo-Dio che aveva loro meritato la grazia che possedevano e la gloria che avrebbero posseduto; per la sua gloria essi stessi erano stati creati e sarebbero state create le altre creature, dovendo egli essere a tutte superiore e dovendo, quelle che fossero capaci di conoscere e godere Dio, essere tutte popolo e membra di quel capo per riconoscerlo e riverirlo. Tutto questo, senza indugio, fu ordinato agli angeli.

89. A tale comando tutti gli angeli ubbidienti e santi si arresero e prestarono ossequioso assenso, con umile ed amoroso affetto e con tutta la loro volontà. Ma Lucifero con superbia ed invidia oppose resistenza e provocò gli angeli suoi seguaci perché facessero altrettanto, come di fatto fecero, seguendo lui e disobbedendo al divino mandato. Il reo principe li persuase che sarebbe stato loro capo e che avrebbe costituto un principato indipendente e separato da Cristo. L'invidia e la superbia poterono causare in un angelo tanta cecità e un affetto così disordinato da essere origine e contagio, perché si comunicasse a tanti altri il peccato.

90. Qui segui la grande battaglia, di cui san Giovanni parla, che avvenne nel cielo. Poiché gli angeli obbedienti e santi, con ardente zelo di difendere la gloria dell'Altissimo e l'onore del Verbo contemplato già nella sua incarnazione, chiesero il permesso e il beneplacito al Signore per resistere e opporsi al drago e fu loro concesso. In questo, peraltro, si compì un nuovo mistero: quando a tutti gli angeli si propose di ubbidire al Verbo incarnato, si diede loro un terzo precetto, in forza del quale dovevano ritenere ugualmente superiore una donna, nelle membra della quale avrebbe assunto la natura umana l'Unigenito del Padre. Tale donna sarebbe stata loro regina e padrona di tutte le creature, distinta e avvantaggiata nei doni di grazia e di gloria più di tutte le creature angeliche ed umane. Gli angeli buoni, obbedendo a questo precetto del Signore, accrebbero la loro umiltà, per cui non solo lo accolsero, ma lodarono anche il potere e i misteri dell'Altissimo. Non così Lucifero e i suoi compagni: essi, per questo precetto e mistero, si levarono in superbia e in vanità anche maggiori, a tal punto che, disordinatamente furibondo, egli bramò per se stesso il privilegio di essere capo di tutta la stirpe umana e di tutti gli ordini angelici; e se ciò fosse avvenuto mediante l'unione ipostatica, che questa si operasse in lui stesso.

91. Quanto all'essere inferiore alla Madre del Verbo incarnato e signora nostra, vi si oppose con orrende bestemmie, prorompendo in uno sdegno sfrenato contro l'Autore di così grandi meraviglie. Di conseguenza, provocando anche gli altri, questo drago diceva loro: «Questi ordini sono ingiusti e si fa affronto alla mia grandezza; però questa natura a cui tu, Signore, guardi con tanto amore e che ti proponi di favorire tanto, io la perseguiterò e distruggerò, e in questo impiegherò il mio potere e la mia cura. Io precipiterò questa donna, Madre del Verbo, dallo stato in cui tu prometti di porla e nelle mie mani dovrà perire il tuo intento».

92. Questo superbo vaneggiare irritò il Signore al punto che, umiliando Lucifero, gli disse: «Questa donna, che tu non hai voluto rispettare, sarà quella che ti schiaccerà il capo, e da lei sarai vinto ed annientato. Infatti, se per la tua superbia facesti entrare la morte nel mondo, per l'umiltà di questa donna vi entrerà la vita e la salvezza di tutti i mortali; questi godranno il premio e la corona, che tu e i tuoi seguaci avete perduto». Ciononostante, a tutto questo il drago replicava con sdegnosa superbia contro quanto intendeva della divina volontà e dei suoi decreti e minacciava tutto il genere umano. Per questo gli angeli buoni, conoscendo il giusto sdegno dell'Altissimo contro Lucifero e i suoi apostati, con le armi dell'intelletto, della ragione e della verità combatterono contro di loro.

93. Un altro mirabile mistero operò qui l'Onnipotente. Manifestato per intelligenza a tutti gli angeli il grande mistero dell'unione ipostatica, mostrò loro la santissima Vergine in un segno, o figura, a somiglianza delle nostre visioni immaginarie, secondo il nostro modo d'intendere. E così presentò e fece conoscere loro la natura umana pura in una perfettissima donna, nella quale il braccio potente dell'Altissimo doveva rendersi più ammirabile che in tutto il resto delle creature, perché in lei depositava le grazie e i doni della sua destra in grado superiore ed eminente.

Questo segno, ossia questa visione della Regina del cielo e madre del Verbo incarnato, fu noto e manifesto a tutti gli angeli, sia buoni che cattivi. I buoni a quella vista ammutolirono di ammirazione, prorompendo in cantici di lode, e fin da allora cominciarono a difendere l'onore del Dio incarnato e della sua Madre santissima, armati di questo ardente zelo e dello scudo inespugnabile di quel segno. Il drago e i suoi alleati, invece, concepirono un implacabile furore e odio contro Cristo e la sua santissima Madre [...].

103. [...] Alle sue bestemmie contro quella donna rappresentata nel segno, fu trasformato da bellissimo angelo che era in un fierissimo ed orribilissimo drago, del quale altresì in quel momento apparve il segno sensibile della sua forma esteriore. Levò in alto con furore le sette teste, che furono sette legioni o squadroni, nei quali si ripartirono tutti quelli che, avendo seguito lui, precipitarono. A tutte queste schiere, poi, diede un capo, ordinando loro di peccare, incitare e spingere ai sette peccati mortali, che comunemente si chiamano capitali perché in essi si racchiudono gli altri peccati; questi angeli sono dunque i capi delle bande che si sollevano contro Dio. Essi si distinguono in superbia, invidia, avarizia, ira, lussuria, gola ed accidia, che furono i sette diademi con i quali Lucifero, trasformato in drago, venne coronato, dandogli l'Altissimo questo castigo, che egli guadagnò per sé come per gli angeli suoi alleati, quale premio della sua orribile malvagità. A tutti infatti fu assegnato un castigo con pene corrispondenti alla loro rispettiva malizia e all'essere stati autori dei sette peccati capitali.

104. Le dieci corna delle teste indicano i trionfi dell'iniquità e della malizia del drago, nonché la glorificazione e l'arrogante e vana esaltazione che egli attribuisce a se stesso nella pratica dei vizi. Con questi affetti pervertiti, per conseguire il fine della sua arroganza, offrì agli infelici angeli la sua depravata e velenosa amicizia, con finti principati, poteri e premi. Furono tali promesse, piene di bestiale ignoranza, la coda con cui il drago trascinò un terzo delle stelle del cielo; le stelle, in verità, erano quegli angeli che, se avessero perseverato, in seguito sarebbero stati risplendenti come il sole, con gli altri angeli e i giusti, per l'eternità. Al contrario, il meritato castigo li precipitò nella terra della loro sventura, fino al centro di essa che è l'inferno, dove staranno eternamente privi di luce e di gioia.

105. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Tanto fu smisurata la superbia di Lucifero che pretese di porre il suo trono nelle altezze; in presenza di quella visione della donna, con sommo vaneggiamento, disse: «Eppure il figlio, che questa donna deve partorire, è di natura inferiore alla mia: io lo divorerò e lo farò perire, contro di lui leverò una fazione che mi segua, seminerò dottrine contro i suoi pensieri e contro le leggi che ordinerà, lo combatterò e contrasterò in eterno». Ma la risposta dell'Altissimo fu che appunto quella donna avrebbe partorito un figlio maschio, il quale avrebbe governato le genti con scettro di ferro. Il Signore soggiunse: «Quest'uomo non solo sarà figlio di questa donna, ma anche Figlio mio, uomo e Dio vero, così potente che vincerà la tua superbia e stritolerà il tuo capo. Sarà per te e per tutti coloro che ti ascolteranno e seguiranno giudice potente, che ti comanderà con scettro di ferro e sventerà tutti i tuoi disegni alteri e vani. Questo Figlio sarà innalzato al mio trono per sedersi alla mia destra e giudicare, ed io porrò i suoi nemici a sgabello dei suoi piedi, perché su di essi trionfi. Sarà premiato come uomo giusto che, essendo Dio, ha tanto operato per le sue creature; tutti lo conosceranno e gli tributeranno riverenza e gloria. Ma tu, il più sventurato, conoscerai il giorno dell'ira dell'Onnipotente. Questa donna poi verrà posta nel deserto, dove avrà un luogo da me stesso a lei preparato». Questo luogo solitario, dove fuggì la donna, indica la singolarità della nostra grande Regina nell'essere esente da ogni peccato, unica e sola nella santità somma, poiché, essendo donna della comune natura dei mortali, precedette tutti gli angeli nella grazia e nei doni, come nei meriti che con essi ottenne. Così fuggì e si pose in una vera solitudine tra le semplici creature, essendo unica e senza uguali in mezzo a tutte loro. Tale solitudine era così lontana dal peccato che il drago non poté raggiungere la donna con la vista e sin dalla sua concezione non poté riconoscerla. Così l'Altissimo la pose sola ed unica nel mondo, senza alcun rapporto col serpente né subordinazione a lui; anzi, con fermezza e decisa protesta, decretò e disse: «Questa donna, dal primo istante della sua esistenza, sarà mia eletta ed unica per me. Io fin da ora la preservo dalla giurisdizione dei suoi nemici e le assegno un luogo di grazia eminentissimo ed unico, perché vi sia nutrita per milleduecentosessanta giorni». Per tale numero di giorni la Regina del cielo doveva rimanere in uno stato altissimo di singolari benefici interiori e spirituali, oltremodo ammirabili e memorabili. Ciò avvenne negli ultimi anni della sua vita, come riferirò al momento opportuno con l'aiuto della divina grazia. In questo stato fu nutrita in modo così divino che il nostro intelletto è troppo limitato per comprenderlo [...].

 

Messaggio di S.Maria D'Agreda

Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - Libro I, cap.7 e 8

02. In che momento della creazione Dio creò gli angeli?

 

82. [...] Dio creò gli angeli nell'istante in cui disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Infatti non parla della luce materiale soltanto, ma anche delle luci angeliche e intellettuali. Né volle far più chiara menzione di loro che chiamandoli con questo nome (luci), per l'indole degli ebrei troppo facile ad attribuire la divinità a cose nuove ed altresì inferiori agli spiriti angelici.

 

Messaggio di S.Maria D'Agreda

Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - Libro I, cap.7

03. Si narra di un'epica battaglia tra gli angeli della notte e quelli del giorno, ma se gli angeli sono puri spiriti, come possono battagliare?

 

106. Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli. Avendo il Signore manifestato ai buoni e ai cattivi angeli quello che precedentemente abbiamo riferito, il santo principe Michele e i suoi compagni, per il permesso divino, presero a combattere contro il drago e i suoi seguaci. Fu una battaglia ammirabile, poiché si combattevano con l'intelletto e con la volontà. San Michele, per lo zelo dell'onore dell'Altissimo, di cui ardeva il suo cuore e armato della sua divina forza come della propria umiltà, resisteva alla delirante superbia del drago dicendo: «L'Altissimo è degno di onore, lode e riverenza, di essere amato, temuto e obbedito da ogni creatura. Egli è potente nell'operare tutto quanto la sua volontà vuole e ad un tempo niente egli può volere che non sia molto giusto, poiché egli è increato e indipendente da ogni altro essere. Egli ci diede il nostro stesso essere per sua sola grazia, creandoci e formandoci dal nulla, e può così creare altre creature quando e come sarà suo beneplacito. La ragione vuole dunque che noi, prostrati e umiliati dinanzi a lui, adoriamo la sua maestà e la sua regale grandezza. Venite dunque, angeli, seguitemi: adoriamolo e lodiamo i suoi ammirabili ed imperscrutabili giudizi e le sue perfettissime e santissime opere. È Dio altissimo, sopra ad ogni creatura: tale non sarebbe se noi potessimo pervenire a comprendere le sue grandiose opere. È infinito in sapienza e bontà, è ricco nei suoi tesori e benefici, e come Signore di tutto, che di nessuno ha bisogno, può comunicarli a chi più gli piace, né può fallire nella sua scelta. Può amare chi ama, donarsi a chi ama e amare chi vuole, innalzare, accrescere ed arricchire chi gli è gradito, ed in tutto sarà sempre saggio, santo e potente. Adoriamolo con rendimento di grazie per avere deciso la meravigliosa opera dell'incarnazione, per avere onorato il suo popolo e averne decretato la redenzione in caso di caduta. Adoriamo colui che è un'unica Persona in due nature, divina e umana; riveriamolo e accogliamolo come nostro capo; proclamiamo che è degno di ogni gloria, lode e magnificenza e come autore della grazia e della gloria esaltiamone la virtù e la divinità».

107. Con queste armi combattevano san Michele e i suoi angeli, e come con forti dardi ferivano il drago e i suoi, che da parte loro li avversavano con bestemmie. Tuttavia, non potendo resistere alla vista del santo principe, il drago era dilaniato dal furore e per il tormento che ciò gli infliggeva avrebbe voluto fuggire; ma la divina volontà ordinò che non solo fosse castigato, ma altresì vinto, e a suo dispetto conoscesse la verità e il potere di Dio. Diceva dunque bestemmiando: «Ingiusto sei, o Dio, ad elevare la natura umana al di sopra di quella angelica. Io sono l'angelo più eccellente e bello e a me si deve il trionfo. Io porrò il mio trono sopra le stelle, sarò somigliante all'Altissimo e mai mi assoggetterò ad alcuno di natura inferiore, né mai consentirò che alcuno mi preceda o sia più grande di me». Le stesse cose ripetevano gli apostati seguaci di Lucifero. Ma replicò loro san Michele: «Chi c'è che possa uguagliarsi o mettersi alla pari col Signore che abita nei cieli? Ammutolisci, o nemico, nelle tue spropositate bestemmie, e poiché l'iniquità ti ha posseduto, allontanati da noi, o infelice, e con la tua cieca e maliziosa ignoranza incamminati alla tenebrosa notte e al caos delle pene infernali. Ma noi, o spiriti del Signore, adoriamo e veneriamo questa fortunata donna che darà al Verbo eterno carne umana, e riconosciamola nostra Regina e Signora».

108. In questo combattimento, quel grande segno della Regina era scudo per gli angeli buoni e arma offensiva contro i cattivi, poiché a quella vista i motivi di conflitto di Lucifero non avevano forza: egli si turbava e quasi ammutoliva, non potendo sopportare i misteri che in quel segno erano rappresentati. Ora, come per divina virtù era apparso quel misterioso segno, così pure sua divina Maestà volle che apparisse allora l'altra figura, o segno, del drago rosso, e che in quella Lucifero fosse ignominiosamente precipitato giù dal cielo con terrore e spavento dei suoi seguaci e con stupore degli angeli santi, poiché tutto questo fu causato da quella nuova dimostrazione del potere e della giustizia di Dio.

109. È malagevole tradurre in parole quanto avvenne in quella memorabile battaglia, per la distanza che vi è tra le corte ragioni materiali e la natura e l'operare di tali e tanti spiriti angelici. Ma i cattivi non prevalsero, perché l'ingiustizia, la menzogna, l'ignoranza e la malizia non possono prevalere contro l'equità, la verità, la luce e la bontà, né mai queste virtù possono essere superate dai vizi. Perciò dice il testo sacro che da allora in poi non si trovò più posto per loro nel cielo. Veramente con i peccati che questi angeli ingrati commisero, si resero indegni dell'eterna visione e compagnia del Signore e il loro ricordo si cancellò dalla sua mente, dove prima di cadere erano scritti per i doni di grazia che aveva dato loro. Rimasti così privi del diritto che avevano a quei posti, che erano preparati per loro se avessero obbedito, questo diritto si trasferì agli uomini, ai quali quei posti furono destinati; le tracce degli angeli apostati rimasero talmente cancellate che mai più furono ritrovate nel cielo. Oh, infelice malvagità e non mai abbastanza esagerata infelicità, degna di così orrendo e formidabile castigo! L'Apocalisse soggiunge e dice:

110. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Il santo principe Michele scagliò giù dal cielo Lucifero, trasformato in drago, con questa invincibile parola:

«Chi come Dio?», la quale fu così efficace da precipitare quel superbo gigante con tutti i suoi eserciti e lanciarli con formidabile ignominia negli inferi, cominciando, dal momento stesso del suo sventurato castigo, a portare i nuovi nomi di drago, serpente, diavolo e satana, che gli impose il santo arcangelo nella battaglia e che attestano la sua iniquità e malizia. Per essa, privato della felicità e dell'onore di cui si era reso immeritevole, fu ugualmente privato anche dei nomi e dei titoli onorifici, acquistandosi quelli che rivelano la sua ignominia, mentre il suo malvagio intento, da lui manifestato e intimato ai suoi alleati, di ingannare e pervertire quanti sarebbero vissuti nel mondo, evidenzia la sua perversità. Ma ecco che colui il quale già feriva le genti con i suoi pensieri fu trascinato all'inferno, come dice Isaia nel capitolo quattordicesimo, nelle profondità dell'abisso, e il suo cadavere fu dato in preda al tarlo e al verme della sua cattiva coscienza. Di fatto si adempì in Lucifero quanto dice il profeta in quel passo.

 

Messaggio di S.Maria D'Agreda

Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - Libro I, cap.9

04. Puoi farmi un esempio dei compiti che Dio assegna agli angeli?

 

Risp. A

 

200. [...] I celesti principi si riconobbero inferiori alla Grande Donna; desideravano, se fosse stato possibile, essere più puri e perfetti per poter essere più degni di custodirla e servirla.

201. Immediatamente l'Altissimo stabilì coloro che dovevano occuparsi di così nobile incarico; ne elesse quindi cento da ciascuno dei nove cori, per un totale di novecento. Ne scelse altri dodici, i quali, in forma umana visibile ma con simboli della redenzione sulle loro vesti, la potessero assistere nelle cose più ordinarie. Questi sono i dodici angeli che custodivano le porte della città di Gerusalemme, come è descritto nel libro dell'Apocalisse al capitolo ventunesimo. Di questi parlerò in un capitolo successivo. Il Signore, poi, ne destinò altri diciotto di livello superiore perché ascendessero e discendessero dalla scala mistica di Giacobbe con i messaggi della Regina a sua Altezza e di lui a lei. Infatti molte volte la Regina li inviava all'eterno Padre per essere guidata in tutte le sue azioni dallo Spirito Santo, per non fare nulla senza il beneplacito divino a cui si preoccupava di fare riferimento anche nelle cose più piccole. Quando non era informata da illuminazioni particolari, mandava questi santi spiriti a presentare al Signore i suoi dubbi e i suoi desideri per compiere quello che era più gradito alla sua santissima volontà, chiedendo di sapere ciò che le comandava, come dirò poi nel corso di questa Storia.

202. Oltre a tutti questi santi angeli, il Signore assegnò e nominò altri settanta serafini dei più eccelsi e più vicini al trono della Divinità, affinché comunicassero con la Principessa del cielo nello stesso modo in cui comunicano e parlano tra loro e i superiori illuminano gli inferiori. Questo beneficio fu concesso alla Madre di Dio - sebbene fosse superiore per dignità e per grazia a tutti i serafini - perché era viatrice e inferiore agli angeli nella natura. Quando il Signore, a volte, si allontanava o si nascondeva, come vedremo più avanti, i settanta serafini la illuminavano e consolavano. Ella conferiva con loro sui suoi ardenti sentimenti d'amore e sulle sue ansie per quel tesoro nascosto che aveva in sé. Furono scelti per questo beneficio in numero di settanta come corrispondenti agli anni di lei, i quali furono appunto settanta, e non sessanta, come diremo a suo tempo. In questo numero sono compresi quei sessanta prodi che, secondo il terzo capitolo del Cantico dei Cantici, custodivano il talamo di Salomone; erano scelti tra i più valorosi d'Israele, addestrati alla guerra e muniti di spade per i pericoli della notte.

203. La ragione per cui questi principi e valorosi capitani vennero scelti dai supremi ordini gerarchici per custodire la Regina del cielo fu che in quell'antica battaglia tra gli spiriti umili e il superbo drago, essi furono eletti cavalieri nell'esercito del supremo Re, affinché con la spada della sua virtù e della parola divina combattessero e vincessero Lucifero con tutti i suoi seguaci. Questi sommi serafini, in quella battaglia vittoriosa, si distinsero per lo zelo dell'onore dell'Altissimo, come capitani coraggiosi ed esperti nell'amore divino. Queste armi della grazia furono donate a loro per virtù del Verbo incarnato, che riconobbero capo e Signore, difendendo il suo onore insieme a quello della sua santissima Madre. Per questo motivo viene detto che custodivano il talamo di Salomone e gli facevano da scorta, con le spade ai fianchi ad indicare la generazione umana e in essa l'umanità di Cristo Signore nostro, concepita nel talamo verginale di Maria dal suo purissimo sangue e dalla sua sostanza.

204. Gli altri dieci serafini, che mancano per raggiungere il numero di settanta, furono anch'essi partecipi di quell'ordine superiore: contro l'antico serpente manifestarono grande riverenza alla divinità ed umanità del Verbo, oltre che alla sua santissima Madre. Tutto ciò ebbe luogo in quella battaglia dei santi angeli. A coloro che capeggiavano in questa lotta venne concesso, per onore speciale, di essere le guardie della comune Regina e Signora. Tutti insieme formano una schiera di mille angeli, tra serafini ed altri di ordine inferiore. Questa città di Dio fu sovrabbondantemente presidiata per essere difesa dagli eserciti infernali.

205. A capo di questo invincibile squadrone fu posto il principe della milizia celeste, san Michele, il quale, pur non assistendo sempre la sua Regina, molte volte l'accompagnava e le si manifestava. L'Altissimo lo destinò alla custodia della santissima Madre per alcuni particolari misteri, come speciale messaggero di Cristo nostro Signore. Fu finalmente nominato il santo principe Gabriele, affinché, da parte dell'eterno Padre, scendesse tra le legazioni dei santi angeli per dedicarsi ad altri ministeri riguardanti la Principessa del cielo. Questo fu ordinato dalla santissima Trinità affinché la difendesse e custodisse.

206. Tutte queste nomine furono grazia dell'Altissimo. Io intesi che egli, nel farle, osservò un certo ordine di giustizia distributiva, perché usò equità e provvidenza, considerando le opere e la volontà dei santi angeli che accettarono questi misteri rivelati all'inizio intorno all'incarnazione del Verbo e a sua Madre. Nel mostrarsi obbedienti alla divina volontà alcuni espressero inclinazioni ed attenzioni diverse rispetto ad altri nell'esercizio dei misteri che vennero loro proposti. D'altra parte non furono elargite a tutti le stesse grazie, la stessa volontà e gli stessi sentimenti. Alcuni, venuti a conoscenza dell'unione delle due nature, divina e umana, nella persona del Verbo, nascosta nei limiti di un corpo ed innalzata ad essere capo di tutto il creato, ebbero speciale devozione per questo mistero. Altri poi si stupirono che l'Unigenito del Padre si rendesse passibile per il grande amore verso gli uomini, al punto di offiirsi e morire per loro. Un'ultima parte, infine, si distinse nel lodare Dio per la creazione in Maria di un'anima e di un corpo di così sublime eccellenza, superiore a tutti gli spiriti angelici così ché da lei potesse prendere carne il Creatore di tutti. La distinzione degli angeli, addetti ai vari misteri di Cristo e di sua Madre, fu fatta secondo le inclinazioni di ciascuno e in premio di esse, così come verranno santificati coloro i quali in questa vita si saranno distinti per speciali virtù: Dottori, Vergini, ecc.

 

Messaggio di S.Maria D'Agreda

Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - Libro I, cap.14

 

Risp. B

 

[Parla il Signore nelle vesti della sorgente di Andritz, a nord di Graz, nelle vicinanze di St.Veit, AUSTRIA]

1. Prima che io vi mostri la mia natura, è innanzitutto necessario sapere da dove e come io venga all’esistenza.
2. Alla profondità di 7,6 km e in direzione obliqua verso oriente si trova un’ampia, grande fenditura, che ha avuto origine con la formazione delle montagne mediante il Fuoco divino. Proprio qui, in questa fenditura, si raccolgono tutte le acque che vengono aspirate dai monti raccogliendole dall’aria umida. E poiché questa grande, ampia fenditura viene conservata quasi costantemente piena in questo modo ed il peso delle masse montuose innalzate sopra questa fenditura preme, come anche l’aria già molto condensata in questa profondità sulle acque, così quest’acqua sotterranea viene trasportata in superficie non soltanto in questo punto che voi vedete adesso, ma anche pure in molti altri punti sia attraverso piccole quanto attraverso grandi aperture e mediante corridoi vuoti dei monti. Poiché vedete, il fatto che in questo modo io venga trasportata in su alla superficie della Terra sulla quale voi vi trovate, e non in giù nella profondità come qualcuno potrebbe pensare, avviene perché la base di questa mia dimora sotterranea, che voi chiamate letto, è una roccia compatta e molto solida nella quale io poggio come in un bacino.
3. In questo bacino esistono tre arterie grosse come il braccio di un uomo, che si snodano in direzione nord est ad una profondità di più di tre miglia (22,26 km) sotto il monte che voi chiamate “Schöckel”, dove esiste un bacino e contenitore d’acqua ancora molto più grande, che ebbe origine ugualmente con la formazione del monte sopra citato per mezzo del Fuoco della Potenza divina, che qui è l’Amore del Padre!
4. In origine il fuoco dimorava in queste fenditure e continuò a dimorarvi per molti secoli ancora, e continuava a bruciare incessantemente all’interno. E quando l’acqua penetrava in massa attraverso i crepacci durante l’imperversare del fuoco, venivo già quasi evaporata e consumata strada facendo attraverso i crepacci bollenti. E la mia quieta potenza veniva destata attraverso il fuoco e doveva contribuire a trasportare le masse sotterranee alla luce del giorno. Quando tuttavia questi crepacci diventavano un po’ alla volta sempre più grandi con lo staccarsi dei pezzi, ed io così potevo cadere e penetrare in masse sempre crescenti, per ammorbidire la grande baldanza del fuoco – il quale, benché proveniente dall’Amore del Padre, racchiudeva però in sé, in quanto fuoco, una parte considerevole dell’Ira divina – allora lo stesso fuoco si spense un po’ alla volta nelle parti inferiori del bacino e bruciava soltanto di tanto in tanto nelle regioni superiori delle masse sollevate, per due secoli ancora.
5. Alla fine però, quando i monti, secondo la Volontà del Creatore, raggiunsero la giusta forma, altezza, larghezza e peso, allora l’eterno Amore inviò un piccolo e buono spirito angelico e fece soffocare completamente il fuoco.
6. Nessuno creda che un tale spirito che domina il monte sia una favola! Infatti alla Potenza amorevole dell’Eterno sono sottomessi infiniti, innumerevoli eserciti di spiriti con amorevole volontà, e provano la massima gioia e beatitudine quando l’Amore del Signore dà loro qualcosa da fare in qualche parte, così l’Amore del Signore concede anche volentieri ciò che amorevolmente desiderano questi spiriti.
7. Guardate, come voi mi vedete qui dinanzi ai vostri occhi, io penetro solo attraverso piccole arterie di 190m su fino a questo punto visibile. E vedete, se non fosse assegnato anche al mio condotto uno spirito benevolo e non pulisse le mie vie, queste si sarebbero già da molto tempo ostruite a causa della mia ottusa inettitudine oppure si sarebbero rovinate in un altro modo. Ma proprio questo spirito a me assegnato, e che sorveglia le mie vie, conserva queste mie piccole vie quasi da mille anni nel medesimo, tranquillo, soave e bell’ordine e non mi lascia diventare torbida perchè il laghetto dell’Andritz sia di eloquente esempio, affinché gli uomini, che mi visitano volentieri per la mia purezza e quieta solitudine e deliziano i loro occhi nella mia serena freschezza e chiarezza, si ricordino e ben riflettano (se sono in qualche modo anche solo di un sentimento puro, degno di Dio) sul fatto che la purezza e chiara visione può essere ottenuta fino in fondo al proprio essere, come anche in quello di un altro essere, soltanto ed unicamente in sé, attraverso un procedere calmo e modesto nella tranquilla solitudine di Dio ritirata in se stessa.
8. Un tempo dimoravano in questi dintorni parecchi uomini devoti, il cui sentimento era Dio e l’agire non era altro che amore. Questi uomini venivano quasi ogni giorno con cuori pii e semplici in questo posto, dove voi vi trovate ora. E quando essi avevano qui compiuto, in modo gradito a un Dio, la contemplazione, il raccoglimento e l’offerta del loro lavoro quotidiano al Signore, allora nello stesso punto lì alla sinistra del monumento (che poco tempo fa è stato indegnamente eretto) usciva fuori questo stesso spirito buono e insegnava alla devota schiera l’Amore e la Sapienza di Dio, l’obbedienza e l’umiltà, ed in questi riconoscevano anche il grande Amore di Dio e perciò anche ogni genere di meravigliosi segreti della Natura.
9. Ed allora questi uomini discutevano con questo spirito per ore ed ore. Ed egli li lasciava appena lo chiamava un’azione necessaria. Avreste dovuto essere presenti e guardare il mio specchio, allora avreste visto che dinanzi a Dio tutto dà gioia ed è capace di ricevere gioia. Vi dico solamente questo, ma non deve sembrarvi ridicolo: io saltellavo come un’arzilla danzatrice nel mio piccolo bacino, e le pietre ridevano mostrando con l’applauso la loro approvazione piena di senno.
10. Ma gli uomini che vivono ora, che sono diventati di gran lunga più materiali di queste pietre erose dalle intemperie che mi circondano, mai potrebbero sperimentare dal punto di vista naturale e spirituale un tale sereno spettacolo, poiché chi non ha reso viva in sé la vita dello spirito sotto l’influsso degli spiriti del Cielo attraverso l’obbedienza e l’umiltà dinanzi all’onnipotente Creatore, la vita di costoro è solamente una vita materiale e viene mantenuta dagli spiriti della materia che entrano in essi attraverso il cibo e le bevande. Un tale uomo, poiché in questo modo diventa nuovamente materia, con i suoi sensi materiali può vedere, sentire e percepire soltanto la materia di cui egli stesso è fatto.
11. Del tutto diverso invece è per l’uomo spirituale umile e obbediente. Costui non vede solo la materia, bensì egli vede nella materia il primordiale essere vivente a lui affine, che gli insegna ad agire e da cui viene a sapere, attraverso un modesto colloquio con un tale spirito, le più profonde informazioni su molte specie della materia più grossolana, qui e là intera, qui e là distrutta, come anche spesso in apparenza interamente sciolta. Ma egli potrebbe mettersi in eloquente comunione non solo con uno spirito, bensì con molti spiriti per ogni regno del visibile, tanto della Natura vivente quanto di quella apparentemente del tutto morta, con i quali spiriti egli può intavolare un discorso istruttivo.
12. Vedete, se voi osservate il mio specchio, vi accorgerete di alcuni movimenti della mia superficie: uno ordinato, regolare, circolare che viene causato dal mio interiore, ed un altro, disordinato, irregolare, informe, causato da circostanze esteriori che disturbano il mio specchio.
13. Vedete, il primo movimento sarebbe per voi, se foste nella vita dello spirito, non soltanto un movimento causato da grossolane circostanze materiali, ma scoprireste in esso con grande chiarezza una scrittura del tutto meravigliosa, ben leggibile, scritta dall’onnipotente Dito di Dio. Sennonché, dato che non ne siete capaci, voglio farvi conoscere, per concludere brevemente, qualcosa di questo A B C spirituale e del suo profondo significato.
14. Questo movimento circolare nasce da una bollicina materiale-spirituale che sale dal mio interiore, attraverso la quale (non meravigliatevi di ciò che vi annuncerò) un essere spirituale reso più mansueto viene liberato dalla pressione troppo forte della materia morta; da questo, anche voi potete cogliere il seguente insegnamento, in rispondenza spirituale, che anche il vostro spirito per primo è stato liberato in modo simile dalla materia, e che esso, altrettanto in voi − dove è ugualmente ancora legato alla materia − percorrerà la stessa via dall’interiorità del vostro essere fino alla vostra esteriorità, e qui esso si deve manifestare pure in un tale ordinato effetto circolare, affine a Dio, per mettere tutto il vostro essere, che in sé e per sé è materiale, in un ben ordinato movimento, come accade alla mia superficie liscia come uno specchio. La mia posizione però vi sia anche un’immagine corrispondente del fatto che questa vita divina dello spirito diventa tanto più bella quanto più vi siete ritirati dal cattivo mondo che vi si precipita addosso dall’esterno.
15. Questo poco che qui avete appreso, è tutto ciò che io posso e devo comunicarvi di me e da me per ora. Tuttavia, se percepirete dal vostro spirito sulla vostra superficie simili movimenti vitali, come li vedete sulla mia superficie liscia come uno specchio, allora ritornate ed imparate a conoscere più profondamente alla mia piccola e bassa sponda le meraviglie del divino Amore e della divina Potenza! Amen.

 

Fonte: "Doni del Cielo" di Jakob Lorber - vol.1, cap.37