Dolore
01. Se Dio esiste, ed è Buono, perché permette il dolore degli adulti ma, soprattutto, persino dei bambini?
Risp. 1
“...esso è sempre una espiazione per sé o per gli altri, questo è il suo profondo significato. La terra, nel presente, trema e barcolla, come ebbra, sotto il peso del grave peccato sociale, ecco perché sono cresciute le sofferenze anche quelle degli innocenti. Nel presente l’Umanità è composta da miliardi e miliardi di individui, ma essi, davanti a Me, sono un solo corpo con tante membra, ogni volta che un solo soggetto commette un grave peccato, questo ha conseguenze su tutto l’intero corpo. Accade come quando si ammala un parte del corpo, ad esempio un braccio o una gamba: forse che non soffre e geme tutto il corpo? Forse che non deve essere curata bene la piccola parte, perché ne abbia sollievo tutto il corpo? Amata sposa, si sappia, si capisca: il peccato di uno è peccato di tutti, deve essere purificato ed il dolore è la purificazione.”
Messaggio di Gesù del 20 gennaio 2008
Fonte: www.sapienzaweisheit.com
Risp. 2
8. L’arcangelo Raffaele risponde alla giovane Giara: «Vedi, noi spiriti del Cielo abbiamo un potere visivo molto vasto; il tuo pensiero non giunge tanto lontano quanto a noi è dato di vedere con uno sguardo solo nella massima chiarezza. Ora accade molto spesso che qui e là, particolarmente su questa Terra, gli uomini divengano proprio davvero spavaldamente maligni. Noi facciamo allora ogni sforzo possibile e tratteniamo l’uomo cento volte dallo sfidare qualche grave pericolo, ma l’uomo sente sempre di nuovo il prurito e la spinta ad esporsi allo stesso pericolo. E quando vediamo che tutti i nostri sforzi non approdano a nulla, lasciamo che finalmente l’uomo, nella sua spavalderia, cada pure nel pericolo che sembra attrarlo e permettiamo che si riduca così male che per lungo tempo ha un bel da fare a leccarsi le ferite. Poi avviene che, poiché ha imparato a proprie spese ed è diventato prudente grazie all’esperienza, egli abbandona la sua spavalderia e la sua follia molto spesso maligna ed appare infine come un uomo miglioratosi da sé.
9. Succede ad esempio molto spesso che dei genitori non arrivino mai abbastanza in tempo e con sufficiente efficacia ad ammonire i figli e a distoglierli da questo o quel gioco che è spesso congiunto a gravi pericoli; allora interveniamo noi e facciamo in modo che i fanciulli si facciano male, ma proprio per bene, con i giochi che furono loro proibiti, anzi, qualche volta lasciamo che le cose giungano fino al punto che un fanciullo o l’altro debba pagare la sua disobbedienza anche con la morte, e ciò per intimorire e fare rinsavire gli altri. I fanciulli poi, presi dallo spavento, sentono allora un salutare orrore per i giochi pericolosi e proibiti e vi rinunciano per sempre. In questi casi trova effettiva conferma il detto: “Un fanciullo scottato ha paura del fuoco!”. [...]».
Messaggio di un angelo
Fonte: "Il Grande Vangelo di Giovanni" - vol.2, cap.165
Risp. 3
“Nel vedere soffrire i piccoli, gli innocenti, gli uomini dicono: “Perché?” Ripetono: “Perché deve soffrire chi non ha colpa?” Questo si chiedono, senza sapersi o volersi dare la risposta. Amata Mia sposa, tu quale spiegazione dai alla sofferenza?
Mi dici: “Adorato, adorato Gesù, negli intimi colloqui mi hai spiegato tante cose e continui a farlo, la spiegazione mia è la spiegazione Tua a me, fatta in modo semplice, secondo la mia povera capacità di comprensione”.
Piccola Mia, non c’è sofferenza, grande o piccola che sia, che non abbia un suo preciso significato. Va’ col pensiero alla Mia Vita terrena, al Mio Sacrifico d’Amore, Io, Io, Gesù, volontariamente sono andato incontro alla Sofferenza per espiare i peccati dell’Umanità di ogni tempo e dare salvezza a chi la volesse. Pensa, piccola sposa, al Mio Sacrificio d’Amore, pensa a questo in ogni sofferenza: il Mio Sacrificio ha permesso all’uomo di avere salvezza, alle anime di poter raggiungere il Paradiso, lì dove dura eterna la Felicità. Amata sposa, di che ero colpevole Io, Io, Gesù?”
Messaggio di Gesù del 20 gennaio 2008
Fonte: www.spaienzaweisheit.com
Risp. 4
7. E allora Io dico: “Chi vuole piegare o vuole dare una qualche direzione ad un albero deve cominciare a piegarlo o a dargli la voluta direzione quando esso è ancora giovane e tenero. Quando invece l’albero è cresciuto e si è fatto robusto, è opportuno ricorrere a mezzi straordinari per tentare, se pure con poca probabilità di riuscita, di dargli un’altra direzione; se poi l’albero è diventato proprio vecchissimo, allora esso non può più venire piegato in altra direzione se non nell’ultima, cioè quando viene abbattuto con la scure”.
8. E per questa ragione anche avviene che Io, che sono il Signore, procedo con i fanciulli, e non di rado perfino con i bambini, in modo più energico e potente che non con un adulto, dato che gli spiriti maligni non usano in nessun altro luogo tanto zelo e tanta attività quanto appunto presso i fanciulli, e si prestano quanto mai volentieri nell’aiutare l’anima ad edificare il proprio corpo in maniera che questo possa offrire anche a loro, in gran numero, delle dimore comode e libere!
9. Ma allora cosa fa il Signore, al Quale nulla può rimanere nascosto di tutto quello che avviene?
10. Ecco, Egli manda il Suo angelo, fa disgregare l’opera insidiosa e perfida dei maligni cooperatori e, quali parti estranee, li fa espellere dal corpo sotto la forma esteriore visibile di svariate malattie.
11. Osservate bene le varie malattie dei bambini e dei fanciulli, ed Io vi dico che esse non sono altro se non un processo di eliminazione del materiale estraneo e di natura maligna, per mezzo del quale spiriti ancora maligni, con il coadiuvare l’anima nella sua opera edificatrice del corpo, hanno voluto erigersi per loro conto libere dimore in questo stesso corpo.
12. Trattandosi di bambini, se non venisse esercitata una costante vigilanza e non venisse prontamente ed energicamente posto freno a tali eccessi, sarebbero in tale quantità gli ossessi, i sordomuti, i ritardati e gli storpi di ogni genere da rendere non così facile compito trovare un solo uomo sano su tutta la Terra.
Messaggio di Gesù
Fonte: "Il Grande Vangelo di Giovanni" - vol.1, cap.241
Risp. 5
“Il Padre mio ha tollerato fino ad oggi la situazione della vostra umanità. I sacrifici di tanti piccoli, indifesi e schiacciati dal male, hanno deviato la sua ira dalla Terra. Dio non ha mai desiderato questi sacrifici, come pensano gli sciocchi! Li ha tollerati, nel rispetto della vostra libertà, ma li ha trasformati in un olocausto di salvezza. Potete ringraziare queste vittime innocenti, che voi chiamate gli ultimi ma che il Padre ha accolto come veri martiri, se la Terra esiste ancora!”
Messaggio di Gesù del 23 settembre 2011
Fonte: www.versolanuovacreazione.it
Risp. 6
“E’ scritto: “Ma l'uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono" (Salmo 48,13).
La sofferenza di ogni uomo fa parte del Progetto di salvezza dell’Umanità e non è mai vana, anche se non ne potete vedere i frutti. La sofferenza che viene offerta al vostro Dio è santa perché Dio, il Santo, l’accoglie e la trasforma in Bene.
Beato e benedetto l’intercessore che soffre ed offre, vivendo in comunione con Dio e con il prossimo. Beato e benedetto perchè potrà conoscere i segreti del Re e trovare in Lui la gioia che il suo cuore cerca”.
Messaggio di Gesù del 20 novembre 2011
Fonte: www.messaggi-cristiani.it
Risp. 7
1. (dice il Signore:) “Osserva ancora un uomo, su questo mondo terreno, che possiede una salute del corpo veramente molto solida! Ma proprio perché quest’uomo è così sano, egli ne abusa con eccessivi piaceri di ogni genere, che esaltano i suoi sensi, e con inutili dispendi di energia.
2. Si recano bensì da lui persone dotate di molta esperienza, e dicono: ‘Amico, amico, non abusare così tanto della tua salute, poiché essa, con un simile modo di vivere innaturale ed irragionevole, presto e facilmente se ne va; e una volta andata, nessun medico e nessuna medicina te la restituiscono completamente, e tu resti poi un uomo infermo e molto sofferente per tutta la vita!’. Ma l’uomo sano non ne tiene conto, ma continua a fare come prima.
3. Dopo alcuni anni, però, egli cade in una malattia fisica molto maligna, e all’inizio diviene furioso per questa malattia che gli è oltremodo molesta. Egli chiama dei medici che riescono a guarirlo, anche se non perfettamente, tuttavia in maniera del tutto sopportabile. I medici però, dopo la guarigione, gli dicono in tutta serietà: ‘Amico, sii ora ragionevole e non ricadere nella tua vecchia maniera di vivere, altrimenti ricadi un’altra volta in una malattia molto più grave di quella di adesso, da cui ti abbiamo salvato a mala pena; e allora sarà più difficile aiutarti che non questa volta’.
4. Il guarito osserva questo consiglio per un certo tempo, ma poi la voglia lo prende di nuovo. Egli ricomincia a vivere disordinatamente e, sebbene avverta anche già dei moniti molto significativi che sta per ammalarsi di nuovo fortemente, tuttavia non se ne cura e continua a peccare contro la sua natura, già comunque molto indebolita.
5. Quindi cade per forza in una malattia ancora più grave ed ha indicibili dolori. I medici vengono un’altra volta e cercano di guarirlo. Ma questa volta non vi riescono così in fretta, e lo esortano alla pazienza; egli infatti non aveva seguito il loro consiglio, e così ora deve attribuirlo solo a se stesso se con la sua vecchia sconsideratezza è caduto in un male molto peggiore e di più lunga durata.
6. Quest’uomo deve ora soffrire per oltre un anno e diviene debolissimo e pieno di insicurezza, ma dopo un anno gli va di nuovo meglio, e giura ora per tutto ciò che gli è sacro di non gettare mai più al vento il consiglio dei medici e anche di altre persone intelligenti ed esperte.
7. Sì, questa seconda e molto amara esperienza ha già reso l’uomo notevolmente più intelligente e più cauto, ed egli ritorna di nuovo in forze. Ma come si sente di nuovo perfettamente bene, egli pensa tra sé: ‘Eh, se per una volta soltanto mi concedo un vecchio piacere, di sicuro ciò non mi farà nulla!’. Egli dunque lo fa davvero una volta sola e ne esce ancora con la pelle salva. Ma poiché questa volta ne è uscito con salva la pelle, allora egli pensa fra sé un’altra volta in questo modo: ‘Ebbene, dato che ciò non mi ha fatto niente, allora di sicuro non mi farà niente neanche una seconda e una terza volta’. Ed egli pecca una seconda, una terza e anche una quarta volta.
8. E vedi, la vecchia malattia lo getta ancora una volta a letto per alcuni anni e in maniera tale che nessun medico è più capace di aiutarlo come la prima e la seconda volta.
9. Dopo quattro lunghi anni di amarissima sofferenza, più per l’assuefazione a soffrire che per le medicine, egli si sente meglio, e soltanto allora si rende conto che tutto il suo grande soffrire era una grazia di Dio per mezzo della quale egli è stato guarito da tutta la sua sconsideratezza a tal punto che ha potuto così formare invece la propria anima più pura e a Dio più gradita. Infatti attraverso i dolori del corpo, l’anima dell’uomo diventa più umile, più paziente e più seria, e guadagna in forza per diventare padrona dei sensi e della carne”.
Messaggio di Gesù
Fonte: "Il Grande Vangelo di Giovanni" di Jakob Lorber - vol.10, cap.112
Risp. 8
Anche se nella sua giovanissima vita non avesse parlato a tu per tu con Gesù, la storia di Manuel resterebbe senza alcun dubbio un prodigio meraviglioso. Un bambino che a soli quattro anni affronta la malattia come fosse un’inesauribile storia d’Amore con il suo Gesù. Un piccoletto che offre il suo dolore innocente sino al sangue per «convertire più anime possibili». Un fanciullo che a 9 anni nasce al Cielo in festa, così sicuro del Paradiso tanto da non vedere più i confini tra Cielo e terra. Ecco, entrare nella storia di questo mistero basterebbe a sciogliere anche i cuori più induriti, «quelli che – dice Manuel - non conoscono il Tuo amore». E però quel bambino di Calatafimi, in quel paesello di 6 mila anime disperso fra le colline sicule dell'agro segestano, quel piccolo bambino, con il suo Gesù, ci parlava per davvero.
Certo, servirebbe narrare degli oltre 30 cicli di chemioterapia, del trapianto, delle operazioni e trasfusioni di sangue, delle metastasi diffuse, degli inenarrabili dolori sofferti nel dolce corpicino, ma neppure i racconti più dettagliati basterebbero per comprendere la Via Crucis che Manuel ha percorso per cinque anni, da quella mattina del 2005 in cui il piccolo si sveglia con un forte dolore alla gamba destra e una fastidiosa febbriciattola che gli toglie l’appetito. La diagnosi arriverà una manciata di giorni più tardi presso l’ospedale pediatrico di Palermo, dove Manuel viene trasportato d’urgenza per un tracollo repentino delle condizioni di salute: i referti medici parlano di “un’infiltrazione massiva di neuroblastoma di IV stadio che ha intaccato le creste iliache del bacino”. In una parola: tumore. A soli 4 anni. Eppure, leggendo le pagine del diario che mamma Enza ha ricomposto con le lettere del figlioletto e i racconti dei suoi testimoni, non si può che faticosamente arrendersi a quella che per il bambino restava una “semplice” evidenza: la battaglia di Manuel è stata gioiosa e gloriosa. In quella battaglia contro il male, combattuta con una fortezza dell’Altro mondo, in quella battaglia in cui è caduto e andato a morire, davvero Manuel ha vinto tra le potenti braccia di Dio Padre.
C’è un reale imbarazzo nel dover selezionare alcuni stralci dell’esistenza di Manuel essendo la sua vita uno sterminato campo di spiritualità incarnata, in cui si possono raccogliere i fiori più preziosi. Una spiritualità così profonda sin nella sua più tenera età. Come racconta suor Prisca, in servizio presso l’ospedale di Palermo, dove il bambino viene subito sottoposto all’operazione di asportazione del tumore e ai primi cicli di chemioterapia: «Era piccolissimo, ma prima di fare la terapia veniva sempre in cappella e incontrandomi mi diceva: "Suor Prisca, portami in sacrestia, perché voglio vedere Gesù in Croce!". Poi teneramente lo prendevo in braccio e gli mettevo la testolina vicino al tabernacolo. Era felicissimo perché voleva essere il più caro amico di Gesù. E poi recitavamo insieme il Santo Rosario e con emozione lo ascoltavo ripetere le litanie a memoria». Il racconto della sorella francescana del Vangelo, che appartiene alle prime tappe di Manuel sulla via della Croce, è rivelatore di quello che accadrà al frugoletto nei tempi a venire: attraverso la recita assidua del Santo Rosario, la Madre Celeste lo condurrà per mano da Suo figlio. La ricezione di Gesù Eucarestia diventerà l’unico vero centro della sua esistenza, sino ad arrivare - negli ultimi tempi di vita terrena - a nutrirsi del solo corpo di Cristo.
E’ infatti la Mamma Celeste che dai primissimi giorni di malattia entra nei racconti del bambino in modo insistente. Dapprima perché – dice Manuel – le Ave Maria lo fanno «stare meglio»: chiede spesso di recitarle specialmente nei momenti di dolore perché «lo fanno passare» o in quelli di paura perché «donano la forza e la pace». Ma più passa il tempo, più i racconti di quella Madre speciale prendono corpo, si fanno vividi, quasi palpabili. Come in quel pomeriggio di settembre. Manuel è esausto nel corpo per le interminabili terapie e affranto nell’animo per non poter raggiungere gli amici all’apertura dell’anno scolastico, il piccolo chiede allora alla Madonnina una consolazione speciale. Un tripudio di fuochi d’artificio imprevisti si accenderà nel cuore della notte, sotto gli occhi increduli di mamma Enza che fissa il cielo sbigottita dalla finestra dell’ospedale: solo qualche ora prima aveva teneramente compatito quel figlio così sicuro che annunciava «Questa notte ci saranno i fuochi. La Madonnina mi farà questo favore, ne ho bisogno!». Sono incalcolabili le volte in cui il bambino, ricorrendo alla Sua santa protezione, viene esaudito sopra ogni aspettativa ed è altrettanto incalcolabile l’amore che Manuel nutre per la Regina del Cielo. Ancora: il 13 ottobre 2007, sarà proprio Lei ad aiutare il figliolo ad incontrare per la prima volta il suo grande Amico Gesù. E’ il giorno della Prima Comunione: Manuel ha solo 6 anni, ma date le allarmanti condizioni di salute ed il suo inestimabile desiderio di ricevere il Corpo di Cristo, il piccolo ottiene dal vescovo il permesso di anticipare il Sacramento dell'Eucarestia che riceverà dal cappellano, padre Mario, presso la piccola chiesa del nosocomio. La giornata tanto attesa però non promette bene, al risveglio il bambino è visitato da pesanti dolori alla gamba tanto da non potersi alzare dal letto, teme perciò di non riuscire a recarsi in cappella. Verso mezzogiorno e contro ogni previsione il male sparisce. Manuel lo spiega così: «La Madonna ha detto: “Non può Manuel prendere Gesù zoppicando”. E così ha fatto la magia e mi ha fatto guarire. Grazie, Madonnina del mio cuore!».
Ed è proprio con l’Eucarestia che iniziano gli assidui colloqui con Gesù. Ogni qual volta il bambino riceve il Corpo di Cristo cade in profonda contemplazione: se in chiesa si sdraia sul tappeto ai piedi dell’altare, se costretto a letto dalle terapie o dai dolori si copre tutto col lenzuolo, sino in viso. Quando riemerge, il fanciullo riferisce con massimo riserbo alla mamma o ai due padri spirituali – padre Ignazio Vazzana e il carmelitano fra Giuseppe - i suoi colloqui con Gesù, che negli ultimi tempi si fanno sempre più assidui e raggiungono livelli impressionanti. Difficili da decifrare e perfino da credere possibili in un bambino così piccolo. Eppure sono accaduti. Come il dopo-Comunione di una mattina di agosto: Manuel ha appena ricevuto l’Ostia consacrata da Piero, il ministro dell’Eucarestia. Dopo il ringraziamento, dice alla mamma: «Gesù nella Comunione mi ha detto una frase bellissima: “Il tuo cuore non è tuo, ma il mio ed io vivo in te». Poi aggiunge: «Non ho capito bene queste parole, me le puoi spiegare?». La mamma non sa cosa rispondere, con la testa che viene bombardata da mille interrogativi. Che cosa sta succedendo a suo figlio? In quell’istante non le riesce che di recitare l’illuminante frase di san Paolo: «Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me» (Gal. 2,20). Il bisogno di stare con Gesù si fa totalizzante tanto da spingere Manuel a supplicare il vescovo di Trapani così: «Vescovo. Desidero tanto avere Gesù Eucarestia a casa mia! Così posso adorarlo quando voglio! Non ti preoccupare, il posto dove fare il tabernacolo c’è!». Nonostante l’insistenza, la richiesta non potrà essere esaudita, ma Manuel troverà consolazione nell’ «immensa felicità di poter servire la Messa» nella cappella della Curia, vestito con la tunica della prima Comunione. Qualche tempo più tardi la supplica al vescovo si trasformerà in un'accorata disposizione: «Vescovo, per favore, puoi dire ai tuoi sacerdoti di abituare tutti ad almeno cinque minuti di silenzio per poter parlare e ascoltare Gesù nel proprio cuore? Pensa all’ultima persona che fa la Comunione, non ha nemmeno il tempo di dire “Ciao” a Gesù!». Il perché lo spiegherà in un'altra lettera che il piccoletto sentirà l’urgenza di scrivere a tutti, amici e non, con la sapienza di un teologo e l’autorità di un uomo di Dio: «Gesù è presente nell’Eucarestia. Lui si fa vedere e sentire nella santa Comunione. Non ci credete? Provate a concentrarvi, senza distrarvi. Chiudete gli occhi, pregate e parlate perché Gesù vi ascolterà e parlerà al vostro cuore. Non aprite subito gli occhi perché questa comunicazione si interrompe e non torna mai più! Imparate a stare in silenzio e qualcosa di meraviglioso succederà! Una BOMBA DI GRAZIA!».
Cardinali, vescovi, sacerdoti, consacrate o semplici laici, chiunque sia innamorato di Gesù e sente parlare di Manuel desidera conoscerlo e trascorrere un po’ di tempo in sua compagnia. La casa e l’ospedale diventano un via-vai di amici e interi conventi alzano al Cielo suppliche e lodi per questo piccolo gigante della fede. Senza dubbio uno degli aspetti che più sconvolge e converte chi gli sta intorno, è il modo in cui Manuel vive la sofferenza: è un fiore sbocciato ai piedi della Croce per adorare e abbracciare Gesù. Una Croce in cui Manuel vede con inenarrabile chiarezza la sua missione: «Mamma davvero esistono persone che non amano Gesù? Dobbiamo portare a Lui più anime possibili». Amore, sacrificio e offerta di sé sono realtà inscindibili per Manuel, come spiegherà candidamente un giorno alla sua mamma: «Per amare Gesù devi pregare molto, lavorare bene, studiare e fare sacrifici per offrirli a Gesù». Sacrifici? Chiederà spiegazione la madre. «Per esempio - replica il bambino - non vuoi mangiare pasta con le zucchine e tu la mangi lo stesso e lo offri per amore di Gesù». Ecco cosa racconta don Ignazio che, dall’età di 7 anni sino alla fine, lo ha seguito come padre spirituale: «Manuel mi diceva sempre che Gesù gli aveva donato la sofferenza e che aveva bisogno di essa perché insieme dovevano salvare il mondo (dal momento che Gesù lo aveva proclamato GUERRIERO DELLA LUCE). Manuel ha sempre lottato come un vero guerriero, ad imitazione di Cristo, fino al dono di tutta la sua vita per la salvezza e la conversione di tutti. Ricordo ancora in maniera viva la grande capacità di sopportazione della sofferenza che aveva, solo per amore di Gesù. Diverse volte mi chiamava la mamma dicendomi di convincere Manuel a prendere almeno la Tachipirina per alleviare i dolori grandi che aveva. Lui mi rispondeva che voleva aspettare ancora un po’ di tempo prima di prenderla perché Gesù aveva di bisogno della sua sofferenza in quel giorno per salvare le anime. Verso la fine, quando dopo la scintigrafia, i medici si accorgono di due masse tumorali in testa, Manuel ci rivela un dono grande che Gesù gli aveva fatto. Manuel in quei giorni aveva forti dolori di testa e non sapeva cosa avesse realmente. Dopo una Comunione scoppia in pianto e confida alla mamma e poi a me ciò che Gesù gli aveva detto. Noi gli abbiamo chiesto cosa avesse, dato che piangeva, e lui ci disse che Gesù gli aveva fatto un regalo speciale ed essendo felice piangeva per questo: Gesù gli aveva donato due spine della sua corona e queste le aveva ora sul suo capo. Io sono rimasto scioccato nel sentire ciò, perché questo è umanamente inspiegabile. C’è stata una coincidenza perfetta dei fatti: due masse tumorali in testa e le due spine della corona di Gesù che le erano state donate sul capo».
E però, nonostante grandi dolori e sofferenze, gli amici quasi mai lo sentono lamentarsi, a tutti ripete che sta bene e - anche nelle peggiori condizioni - trova sempre un motivo per ringraziare. Il bambino emana gioia, speranza, lode e amore per la vita, combatte con il sorriso. Eppure è sulla Croce. Arrivano gli ultimi giorni, l’agonia. I valori dell’emoglobina scendono ai minimi storici. I medici sospendono anche le trasfusioni: è il segnale della capitolazione totale. Ciò nonostante il cuore del guerriero riesce a battere ancora per quattro giorni, con meraviglia dei medici. La mamma capisce subito: “Manuel, hai fatto un altro patto con Gesù vero?”. Il piccolo fa cenno di sì: evidentemente sta offrendo le sue ultime gocce di vita per qualcuno di cui nessuno conoscerà mai il nome. Alla madre avrà disposto ogni dettaglio: in quel giorno indosserà la tunica della Prima Comunione e al posto del cuscino la sua testa dovrà poggiare sulla Bibbia al passo di Geremia (17,14) dove sta scritto: «Guariscimi, Signore, e io sarò guarito; salvami e io sarò salvato, poiché tu sei il mio vanto». Le dice anche che ella non piangerà, anzi che nessuno dovrà perdersi in pianti e schiamazzi, ma che tutti insieme dovranno raccogliersi in preghiera, sicché i suoi funerali potranno rispecchiare la grande festa che lui vivrà nei Cieli. Quei Cieli che in terra sono più aperti di quanto non si possa immaginare. Il 20 luglio 2010 Manuel nasce in Paradiso.
Fonte: L'esperienza dei genitori in un libro
02. Soffro da impazzire; se mi ammazzo commetto peccato?
“Chi ha il dolore fisico o morale lo sopporti con pazienza: questa sua prova ha un profondo significato e un valore immenso, se affrontato con pazienza. Quando l’angoscia vi sembra troppo forte, invocatemi con amore, invocatemi pieni di speranza, invocatemi, sicuri del Mio tempestivo intervento. Io allevio, attenuo, ma non tolgo, non meravigliatevi, non tolgo, quando quel calice amoroso lo ritengo necessario alla salvezza. Ogni cosa deve giungere al suo epilogo: spesso il calice va bevuto fino all’ultima goccia.
Io l’ho detto più volte: il dolore ha un profondo significato; nulla Io faccio o permetto alle Mie creature che non abbia un fine d’Amore. In Me, figli dolci, tutto è Amore, tutto Misericordia, tutto Giustizia. Non scordatele mai le Mie Parole. Io ho dato delle Leggi. Io, Dio, ho dato delle Leggi che devono essere seguite. Solo chi non le conosce, non per sua colpa, può essere giustificato; diversamente, tutti sono tenuti a liberarsi della propria ignoranza e conoscere la Mia Volontà. Quando, invece, l’uomo agisce con superbia e stoltezza e, volontariamente, rimane lontano da Me attira su se stesso la Mia Giustizia che è Perfetta, come tutto è Perfetto ciò che è in Me.
Io tengo conto di ogni mancanza, fatta con pieno discernimento. Una, che ritengo gravissima, è quella dell’uomo che Mi ignora: vive come se Io non esistessi; gode i Miei Doni con massima sfacciataggine e non si volta mai a ringraziare Colui che glieli ha dati.
Spesso accade che vengano ricompensati con lodi e offerte coloro che hanno fatto un piccolo favore e Dio, Che ogni giorno ricolma di infinite cose, viene trascurato, dimenticato, addirittura disprezzato! Sì, amati gigli, dolci consolazioni del Mio Cuore, Io da molti sono addirittura disprezzato; le Mie Leggi vengono calpestate; ma Io, Dio, Grande e Generoso, continuo ad elargire i Miei Doni per anni, per anni! Ma quando vedo questa continua ingratitudine, allora, tolgo tutto ciò che dava piacere, mettendo così la creatura nella condizione di pensare a Me, di ricorrere a Me, di amarMi, finalmente.
L’uomo Mi ama di più nella prova che nella gioia. Spesso, avviene proprio questo: quando c’è benessere, il figlio si dimentica del Padre Che glielo ha concesso; quando vive nella pena, rivolge il proprio sguardo finalmente a Dio. Troppo spesso non è sguardo d’amore, ma, ancora una volta, solo spinto dall’interesse! Si chiede la salute del corpo, si chiede benessere, si chiede la guarigione fisica dei fratelli, ma non si dà amore: Io voglio amore dai figli, solo amore! Ma questo da molti Mi viene negato! Sento solo richieste di Grazie che beneficano il corpo, non lo spirito, ecco perché, quando do un calice amaro da bere, questo rimane, fino a quando non sia stato vuotato. L’uomo attraverso il dolore deve capire, deve amare, deve purificarsi: diversamente, non gli è concessa la salvezza.
Ora, guardando intorno a voi, vedete un oceano di dolore e più ne vedrete in questi ultimi tempi che restano; ne vedrete tanto da far rabbrividire! Ma voi, dolci gigli, avete la Mia Luce, vivete nella Mia Luce, quindi, capirete il significato di ogni cosa.
Tanto dolore: tanta possibilità di salvezza! Molti incominceranno ad amarMi nel dolore, unica strada per loro che conduce a Me. Ad altri, anime pure e innocenti, chiedo di soffrire per espiare il male dei fratelli. Queste sono poche: Io le ritengo gioielli preziosi e Me le stringo con Amore al Cuore. Ognuno ha un suo compito: lo assolva con zelo e carità; ne avrà la ricompensa proporzionata. Nessuno si sogni di comprendere a fondo il Mio Disegno: non è possibile per alcuna creatura arrivarci. Questi, poi, che state vivendo sono tempi speciali.”
Messaggio di Gesù del 3 novembre 1992
Fonte: www.sapienzaweisheit.com
03. Poichè soffro tanto, mi si conceda almeno di lamentarmi tanto! Che male c'è?
256. [...] I giusti ed i saggi sull'esempio del loro Maestro e della Madre umilissima devono imparare a tacere, come fa la semplice pecorella quando è condotta ad essere vittima e sacrificio. Al diritto che ha la fragile natura di cercare qualche sollievo in grida e lamenti devono rinunciare gli amici di Dio, che vedono sua Maestà, loro capo ed esempio, umiliato sino alla morte obbrobriosa della croce per riparare i danni della nostra poca capacità di soffrire e di sopportare. Di fronte ad un simile esempio, come si può permettere alla nostra natura di alterarsi e lamentarsi nelle tribolazioni?
Messaggio di S.Maria D'Agreda
Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - Libro I, cap.17
04. E' possibile vivere senza patire MAI il più piccolo dolore, benchè debole uomo soggetto come tutti alla corruzione del tempo?
2. Se l’uomo vuole, sì; ciò dipende il più delle volte da lui. Perfino la maggior parte delle malattie del corpo è la conseguenza di ogni tipo di peccati che l’uomo ha commesso di continuo già dal tempo della sua giovinezza fino a quello della sua vecchiaia, e alla fin fine li ha commessi come una specie di abitudine. Alcune tra le infermità che affliggono gli uomini sono poi un triste patrimonio che i genitori e i progenitori lasciano in eredità ai figli ed ai figli dei loro figli, dato che genitori e progenitori hanno a loro volta già peccato. Dunque non si può attribuire nessuna colpa a Dio se l’uomo si sta preparando da solo le più svariate infermità con le conseguenti sofferenze e dolori. Mi si potrebbe certo obiettare: “Nel caso in cui l’uomo venga subito istruito da Dio riguardo a cosa deve fare per poter vivere e sussistere nel giusto ordine nel mondo, ma poi con i fatti non segua tali insegnamenti, allora è evidentemente del tutto colpa sua se viene assalito da ogni tipo di infermità. Ma se invece l’uomo ha dovuto imparare ogni cosa dalla natura e farsi accorto attraverso svariatissime esperienze avverse e spesso molto dolorose, allora egli non ha colpa dei mali che lo affliggono, ed è per conseguenza la creatura più degna di commiserazione sulla Terra!”.
3. Ed Io Stesso dico che sarebbe veramente così se le cose stessero proprio in questo modo! Ma che non sia così, lo dimostra la creazione della prima coppia umana nel paradiso dove essa, per più di cent’anni, venne istruita ininterrottamente da Dio in tutte le cose possibili; e più tardi, in quella prima epoca dell’umanità su questa Terra, Dio suscitò continuamente veggenti e profeti i quali diedero degli insegnamenti agli uomini che si erano accostati sempre più al mondo e rivelarono loro la Volontà di Dio.
4. Ora, stando così le cose, non c’era uomo che avesse potuto asserire di non avere appreso da nessuno come doveva fare per vivere secondo la Volontà di Dio. Invece gli uomini si misero a coltivare oltre ogni misura il mondo terreno destinato a loro dimora, edificarono città e si dedicarono con il massimo zelo a creare opere sontuose una dopo l’altra. Anzi, si innamorarono così tanto del loro mondo che si dimenticarono completamente di Dio a causa di esso, diventando addirittura degli atei; se poi un qualche veggente suscitato da Dio si presentava dinanzi a loro, costui veniva, come si può bene immaginare, semplicemente deriso, e nessuno badava al senso delle sue parole.
5. Dunque, è evidente che la gente di questa specie dovette imparare poi l’avvedutezza a costo di svariatissime ed amare esperienze, per trarne con molta fatica qualche norma per la loro vita. Tali norme però, come ad esempio quelle che erano in vigore presso i molti pagani, erano già di per se stesse in grandissima parte dei peccati contro il vero Ordine divino, e non potevano fare a meno di generare ogni tipo di mali per il corpo e per l’anima fra l’umanità.
6. Se Dio vuole conservare per la vita eterna l’anima di un simile uomo, Egli è costretto ad aiutarlo attraverso ogni specie di infermità corporali, poiché un’anima di questo genere, eccessivamente attaccata al mondo, può venire sempre di più sottratta all’attrazione del mondo solo in seguito a svariati dolori e sofferenze. Infatti senza dolori e sofferenze essa verrebbe attratta e inghiottita dalla materia del mondo, e quindi dalla morte e dal giudizio di quest’ultimo. Dunque, vedete, questo è il motivo per il quale ora l’umanità di questa Terra deve sopportare molti e svariati dolori!
Messaggio di Gesù
Fonte: "Il Grande Vangelo di Giovanni" di Jakob Lorber - vol.6, cap.162
05. Ma non è forse giusto che un Giusto NON soffra?
Risp. A
7. Anche noi dovremo soffrire parecchio a causa della gente che si è pervertita per sua stessa colpa; tuttavia le sofferenze non verranno su di noi perchè non siamo a conoscenza dell’ordine di vita puramente divino o perchè il nostro operare è contrario ad esso, ma noi, mediante le nostre sofferenze, non faremo che mettere l’umanità cieca nella possibilità di vedere, e questo grazie al fatto che la gente potrà rendersi conto di come noi non attribuiamo che un minimissimo valore alla vita di questo mondo, e potrà rendersi conto di quale immenso valore debba invece avere la vita dell’anima quando, per amore di essa, si è disposti a rinunciare a tutti i vantaggi terreni. E vedete, solo in ciò consisterà la vera e propria redenzione dell’uomo dalla morte alla vita! Ma ora abbiamo ragionato abbastanza di questo argomento, e dato che il pranzo è già pronto, allora rientriamo in casa e ristoriamoci.
8. Però gli ebrei-greci non erano molto felici del fatto che essi, quali futuri annunciatori della Mia Parola, avrebbero dovuto soffrire, anzi addirittura mettere in gioco la loro vita.
9. Io allora risposi loro con la nota sentenza: «D’ora innanzi sarà così disposto che chiunque amerà la propria vita, la perderà; e chi l’avrà in spregio e la sfuggirà, la manterrà in eterno!».
10. E gli ebrei-greci esclamarono: «Cosa vuol dire ciò? Chi mai lo può comprendere?».
11. Dissi Io: «La spiegazione è la seguente: che cosa serve all’uomo anche se con questa vita terrena egli si acquista il mondo intero, quando l’anima ne subisce un danno? Che cosa può poi dare un uomo simile per redimere la sua anima? Perciò l’uomo deve fare uso di questa vita terrena unicamente allo scopo di conquistare la vita eterna dell’anima. Se l’uomo non fa giusto uso della vita del corpo anzitutto per raggiungere questa Meta, allora soltanto su lui ricade la colpa se perde la vita della propria anima, o comunque se la indebolisce tanto che poi nell’Aldilà essa avrà, spesso per lunghissimo tempo, molto da fare per mettere insieme quel tanto che occorre per arrivare ad una vita spirituale un po’ più chiara e migliore. Infatti finché un’anima sente ancora qualche amore per la vita terrena ed i suoi vantaggi, essa non può rinascere completamente nello spirito; e d’altro canto un’anima la quale non sia completamente rinata nel proprio spirito, non può nemmeno, finché perdura un simile stato, entrare nel vero Regno di Dio, dato che in tale Regno non può sussistere neppure un atomo di tutto ciò che ha in sé qualcosa di materiale. Ecco che adesso ne sapete abbastanza, perciò rientriamo in casa!».
12. Noi rientrammo in casa e consumammo l’eccellente pranzo che ci venne offerto; però durante il pasto furono poche le parole che vennero scambiate.
Messaggio di Gesù
Fonte: "Il Grande Vangelo di Giovanni" di Jakob Lorber - vol.6, cap.162
Risp. B
Bibbia - Libro della Sapienza, cap.3 (1-9)
"Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità.
Per una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé: li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto.
Nel giorno del loro giudizio risplenderanno; come scintille nella stoppia, correranno qua e là.
Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro".