Ascensione

01. "Che tristezza! Gesù parte!"

 

Con l'Ascensione io non sono partito.

II solo modo di fare dell'Ascensione una vera festa è di comprendere bene la differenza radicale che c'è fra una scomparsa e una partenza. Una partenza causa un'assenza. Una scomparsa inaugura una presenza nascosta

Con l'Ascensione io non sono partito, non ti ho lasciato orfana, mi sono stabilito per sempre in te!
Se l'Ascensione fosse la mia partenza dovresti rattristartene e rimpiangermi. Il mio entrare in cielo sarebbe per te come una specie di tumulazione, ma io rimango con te tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli. Con l'Ascensione, io entro a far parte dell'onnipotenza del Padre mio, sono pienamente glorificato, esaltato, spiritualizzato nella mia umanità. E, pertanto, è più che mai una relazione d'amore con te!

Quando dici che mi sono assiso alla destra del Padre, non immaginare un trasferimento locale: è solo un'immagine che esprime il mio accrescimento di potere e di onore. D'altronde dov'è il Padre mio? Ricordati quello che leggi in Giovanni: «Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e verremo a lui e faremo dimora in lui». Vedi, una dimora significa molto di più di una presenza. Un uomo è presente in una strada, al suo lavoro, ma non dimora che in casa sua. Io non ho voluto avere che una casa mia, e sei tu! Ebbene, io con la mia Ascensione, ho raggiunto quella efficacia infinita che mi permette di riempire tutto della mia presenza.

La mia Ascensione è un'ascensione in potenza, in efficacia: è dunque un'intensificazione della mia presenza, non un'ascensione locale che mi allontanerebbe da te. Come non ho lasciato il Padre mio venendo a te per mezzo dell'Incarnazione, così non mi sono separato da te ritornando al Padre mio. Non ho ristabilito la distanza, ho soltanto, al contrario, ristabilito e assicurato la comunicazione. Pensa che gioia: io sono qui con te e non ti lascerò mai più, perché la mia presenza spiritualizzata ha raggiunto l'intensità e l'estensione che la mia presenza carnale non aveva potuto ottenere.

 

Messaggio di Gesù
Fonte: "Ti parlerò della mia Gioia" di Anonima Contemporanea, cap. 32
Testo con autorevole prefazione di P. Raniero Cantalamessa

02. "Cristo, sono duemila anni che aspettiamo il tuo ritorno".

 

«Ma io non sono mai partito da voi.
Siete voi che ogni giorno mi linciate, o peggio ancora, tirate via senza vedermi, come se io fossi l’ombra di un cadavere putrefatto sotto terra.

Io tutti i giorni vi passo vicino mille volte, mi moltiplico per tutti quanti siete, ed i miei segni riempiono ogni millimetro dell’universo, e voialtri non li riconoscete, pretendete di aspettare chi sa quali altri segni volgari».

 

Fonte: "La Storia" di Elsa Morante