Genesi

01. Potrei avere qualche dettaglio in più sulla caduta dei nostri progenitori?

 

Risp. A

 

1. E vedi, allora l’eterno Amore si coprì il volto e si allontanò secondo il numero dell’Ordine per un determinato tempo, e fu cieco dalla Profondità della Sua Misericordia, e non voleva e non poteva sapere ciò che i neocreati avrebbero fatto nel Giudizio della Divinità, per la prova della loro libertà, nel tempo del breve periodo sulla Terra grazie all’Amore della Misericordia. E il luogo che fu dato loro per abitare sulla terraferma era una valle, ed era un giardino, ed era chiamato il Paradiso; e questa era la terra che più tardi sarebbe traboccata di latte e miele, ed era il posto che nel grande Tempo dei tempi della più grande delle azioni dell’eterno Amore si chiamò "Bethlehem", e così si chiamerà in avvenire eternamente, ed era il punto dove l’eterna Parola, da un corpo di carne, vide per la prima volta la Luce della Sua Grazia brillare sulla “Goccia della Misericordia” [Dio così chiama la nostra Terra] dal lontano sole, dalla luna e da tutte le stelle.

2. E vedi, la loro brama crebbe nel Giudizio della Divinità tentatrice nella Sua Ira. E c’era un albero nel giardino, e quest’albero portava mele della più bella specie, ed Eva ne ebbe voglia, e disse ad Adamo: «Vedi, Adamo, ho molta voglia di questo frutto! Se tu vuoi, voglio coglierne uno e assaggiarlo e poi porgerlo a te come primo dono dalla mia mano!»

3. E vedi, Adamo tacque, riflettendo alle parole di Eva. E una Voce interiore, che era santa, poiché proveniva dalla Divinità in lui, gli disse: «Se voi mangerete del frutto di quest’albero, morirete!». E Adamo se ne spaventò molto, così che non poté dare alcuna risposta all’amata Eva.

4. E la brama si accrebbe in Eva, e l’attrasse sotto l’albero e le disse di cogliere una mela da esso. E Adamo si accorse che Eva era diventata infedele al suo cuore, e divenne triste e disse:

5. «Eva, Eva, che fai? Vedi, non siamo ancora benedetti dal Signore della Potenza e della Forza e della Vita! Vedi, tu tieni in mano il frutto della morte; gettalo via da te, affinché noi non moriamo nella nudità davanti al Signore della Giustizia!»

6. E vedi, allora Eva si spaventò nella sua brama davanti alla serietà di Adamo, e lasciò cadere a terra il frutto della morte. E la sua brama l’abbandonò, ed ella divenne libera dalla sua brama, e Adamo trovò grande compiacimento per la liberazione dai lacci della mortifera brama di Eva.

7. Ma vedi, la brama bandita da Eva, dal suo cuore, giaceva ora sulla terra, e per la Potenza della Collera giudicatrice della Divinità si plasmò in figura di un grosso serpente, il quale prese il frutto della morte nelle sue fauci, strisciò sull’albero e lo avvolse nelle sue spire in tutti i rami grandi e piccoli, dalla radice fino alla cima, e rivolse sguardi fissi ad Eva. Ed Eva se ne accorse e guardò il serpente, e Adamo se ne accorse pure attraverso Eva; ma egli non vedeva ancora il serpente.

8. E vedi, Eva si avvicinò al serpente e osservò con grande piacere le sue seducenti spire attorno all’albero e i colori cangianti della sua fredda corazza di squame.

9. Il serpente si mosse e mise la mela nel grembo di Eva che ora stava seduta, poi rialzò la sua testa e rivolse ad Eva le seguenti parole:

10. «Eva, vedi tuo figlio, scacciato da te, avvolgere l’albero del tuo piacere! Non disdegnare il piccolo dono che io ti misi nel grembo, ma godi tranquillamente il frutto del tuo amore; tu non solo non morrai, ma ti sazierai per la conoscenza di ogni vita sopra a Dio, che tu temi, quando invece Egli è più debole di te!». E vedi, allora la lingua del serpente si divise e divenne più appuntita di una freccia, e il serpente chinò la sua testa verso il petto di Eva, come se volesse baciarla alla maniera infantile; esso invece cacciò ora le sue due frecce velenose nei seni di Eva, ed Eva scorse la sua propria figura nel serpente.

11. Ed ora notò anche Adamo quello che avveniva sotto l’albero, e gli piacque moltissimo la seconda Eva, e non si accorse che era solamente un serpente. E vedi, allora anche lui si accese nella sua brama, nel piacere per la seconda Eva, prese il frutto dal grembo di Eva, divenne infedele al suo amore e godette del frutto proibito dal grembo di Eva con voluttuosa brama; e nel godimento si riconobbe come quel primo che era andato perduto per la grande vanità del suo cieco egoismo, nel regno della Luce e dell’eterno Amore, ed è caduto nel mare d’Ira della Divinità che eternamente uccide inesorabile.

12. E ora vedi, come egli si ebbe così riconosciuto, e l’accecata Eva attraverso lui, allora un grande pentimento salì in lui dal profondo del suo cuore, ed Eva si vergognò della propria percepita nudità e della nudità di Adamo, e fu sgomenta dalla cima del capo alla punta dei piedi, e coprì la propria nudità con le foglie di un albero di fichi. Ed anche Adamo allungò le sue mani alle foglie per coprire le sue nudità, e si nascose in una caverna, e là pianse lacrime di grande dolore, mentre Eva si nascose dietro un cespuglio di spini e si dolse enormemente per la sua colpa di seduzione.

 

Messaggio del Padre

Fonte: "Il Governo della Famiglia di Dio" di Jakob Lorber - vol.1, cap.8

 

Risp. B

 

137. [...] Il demonio vide l'ammirabile disposizione dell'umana natura sopra tutti gli altri esseri creati e la bellezza delle anime, nonché la leggiadria dei corpi di Adamo e di Eva. Appena si accorse di ciò e conobbe che il Signore li guardava con paterno amore e che li aveva fatti padroni e signori di tutto il creato lasciando loro la speranza della vita eterna, la sua ira, già grande, infuriò a dismisura. Non c'è lingua che possa esprimere la furia e i movimenti rapidi e improvvisi di quella bestia feroce, aizzata dalla sua invidia, per togliere loro la vita. E, come un leone, l'avrebbe fatto in quell'istante, se non avesse conosciuto che una forza ben più grande lo tratteneva. Macchinava, però, e s'ingegnava per trovare il modo di sbalzarli dalla grazia dell'Altissimo affinché si ribellassero a lui.

138. Qui Lucifero prese un abbaglio: come il Signore da principio gli manifestò che il Verbo si sarebbe fatto uomo nel grembo di Maria santissima, ma non gli svelò né dove né quando, così ora, per la stessa ragione - affinché egli cominciasse ad avvertire l'ignoranza del mistero e del tempo dell'incarnazione - gli nascondeva il modo della creazione di Adamo e della formazione di Eva. Ne seguì che, avendo volto principalmente l'ira e l'attenzione contro Cristo e Maria, ebbe il sospetto che probabilmente Adamo fosse venuto da Eva e questa fosse la Madre e quegli il Verbo incarnato. Sentendo che una forza divina lo tratteneva perché non li facesse morire, in lui cresceva sempre più questo sospetto. Avendo conosciuto i comandi che Dio impose loro - i quali non gli rimasero occulti perché udì il discorso che fece ad Adamo ed Eva - si spense a poco a poco il dubbio, anche perché, mentre ascoltava, investigò l'indole dei due progenitori. Così cominciò fin d'allora, come leone famelico, a circuirli cercando la porta d'entrata delle inclinazioni che via via veniva a conoscere in ciascuno di loro. Fino a quando non si fu disingannato completamente, oscillava tra l'ira contro Cristo e Maria, e il timore di esserne vinto. Quello che soprattutto lo spaventava, era il disonore che gli sarebbe toccato, se chi l'avesse vinto fosse stata la Regina del cielo: non Dio, ma una semplice creatura.

139. Riflettendo dunque sul precetto che Adamo ed Eva avevano ricevuto, iniziò a tentarli armandosi dell'inganno, contrastando, con tutta la sua forza, la divina volontà. Ma non assalì prima l'uomo, bensì la donna, sia perché la conobbe d'indole più delicata e più debole, sia perché andando contro di lei era più sicuro che ella non fosse il Cristo, sia infine perché contro di lei, dopo quel segno che aveva visto nel cielo e la minaccia che Dio gli aveva fatto a riguardo di quella donna, nutriva somma indignazione. Tutto questo lo spinse ad assalire prima Eva di Adamo. La predispose suggerendole molte immaginazioni e molti pensieri travolgenti e disordinati, affinché si ritrovasse molto turbata. Siccome in un'altra parte ho scritto già riguardo a questo, non mi dilungherò nel descrivere quanto violentemente e inumanamente la tentò. Per il mio scopo basta sapere ciò che dicono le sacre Scritture, e cioè che prese la forma di serpente, con la quale parlò ad Eva, che iniziò quella conversazione che non avrebbe dovuto tenere. Così dall'ascoltarlo passò a rispondergli e a credergli; di qui, poi, ad infrangere il comando che le era stato ordinato; e infine a persuadere il marito che lo infrangesse anche lui a danno suo e di tutti, perdendo così, loro e noi, il felice stato in cui l'Altissimo ci aveva posti.

 

Messaggio di S.Maria D'Agreda

Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - Libro I, cap.11

02. Cosa fecero Adamo ed Eva dopo che peccarono?

 

1. E vedi, allora l’eterno Amore, mediante la Potenza e la Forza della Sua Misericordia, tolse la mano della Potenza e la mano della Forza dai Suoi occhi di Grazia, la quale tutto illumina, e la luce della Grazia penetrò specificamente nella caverna dove piangeva Adamo, e dietro al cespuglio di spini dove Eva si doleva.

2. E le lacrime di Adamo furono custodite nel grembo della Terra e si chiamarono e si chiamano "Thummim" ovvero "pietre da cui rifulge in forma simbolica la luce dei sette spiriti di Dio", ed esse divennero solide mediante la luce della Grazia dal calore dell’Amore, simili al suo giusto pentimento, quale perenne memoria della Sapienza che illumina, e furono disperse su tutta la Terra come segno consolatore della futura rinascita, che deve essere simile a queste lacrime di Adamo, atta a ricevere e a restituire, in modo ripartito e bellissimo, la grande Luce dal mare di Grazia delle Misericordie dell’eterno Amore, e deve resistere a ogni durezza delle tentazioni del mondo.

3. E le lacrime di Eva dolente dietro al cespuglio di spini furono custodite nella Terra, e furono colorate come il giusto rossore della sua vergogna per l’abuso del sacro amore di Adamo in lei.

4. E l’eterno Amore vide che ognuna di queste lacrime di Eva era giusta davanti ad Adamo, il Figlio dell’Amore misericordioso; e il calore dell’eterno Amore solidificò queste lacrime in pietruzze, e il loro nome fu "Urim", come "segno simbolico del giusto cordoglio di Eva". E vedi, una lacrima cadde sul cespuglio di spini che la riparava, e vedi, questa era una lacrima dell’innocenza perduta, e colorò il fiore, che prima era bianco, del cespuglio; e i fiori vennero arrossati, in segno della perduta innocenza di Eva. E ora vedi, gli uomini adesso conoscono sì tutte le piante della Terra, ma il loro vero significato nello spirito e nella verità essi non lo conoscono e non lo conosceranno né comprenderanno fino alla rinascita, dopo che essi se ne saranno appropriati, e ciò è la Misericordia dell’eterno Amore mediante la Grazia della Redenzione in se stessi.

5. E adesso vedi ancora un mistero, che deve ancora essere compreso a causa dell’empia superbia dei figli del mondo! E vedi, due fiori del cespuglio vennero fecondati dalle giuste lacrime per la perduta innocenza di Eva, ed essi, attraverso tutte le tempeste dei tempi durante le grandi guerre di Jehova coi popoli della Terra, conservarono fedelmente la loro benedizione dell’eterno Amore, e al tempo dello scioglimento della Grazia dall’Alto resero viva la moglie di Abramo, come prefigurazione della grande Opera dell’Amore misericordioso, e resero viva la moglie di Zaccaria, per portare realmente a compimento la più grande di tutte le azioni dell’Amore misericordioso dell’eterno Dio.

 

Messaggio del Padre

Fonte: “Il Governo della Famiglia di Dio” di Jakob Lorber – vol.1, cap.9

03. Se Adamo non avesse peccato, Dio non avrebbe mandato il Figlio a redimere i popoli, dunque Dio aveva bisogno del peccato di Adamo per manifestare la sua Gloria?

 

74. "[...] Se Adamo non avesse peccato, Gesù sarebbe disceso dal cielo nella forma che per quello stato sarebbe stata opportuna, ma poiché Adamo peccò, emanai il secondo decreto, che cioè discendesse corruttibile perché, visto il peccato, conveniva che lo riparasse così come fece. E siccome desideri sapere in quale modo si sarebbe verificato questo mistero dell'incarnazione del Verbo se l'uomo avesse conservato lo stato d'innocenza, sappi che la forma umana sarebbe stata la medesima nella sostanza, ma col dono dell'impassibilità ed immortalità, quale ebbe il mio Unigenito dopo che risuscitò, fino a quando non salì al cielo. Avrebbe così vissuto e conversato con gli uomini e i misteri sarebbero stati a tutti manifesti. Molte volte avrebbe rivelato la sua gloria, come invece fece una sola volta quando visse come mortale. Quello che mostrò ed operò dinanzi a tre apostoli nello stato mortale, lo avrebbe manifestato, nello stato di immortalità, dinanzi a tutti, e tutti i viandanti avrebbero visto il mio Unigenito con grande gloria e con la sua conversazione si sarebbero consolati, né avrebbero posto impedimento ai suoi divini effetti, perché sarebbero stati senza peccato. Tuttavia la colpa impedì e distrusse tutto questo e per essa fu opportuno che venisse in forma passibile e mortale".

 

Messaggio del Padre

Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - Libro I, cap.6

04. E' vero che per i ribelli Adamo ed Eva non ci furono altro che punizioni, ira e maledizioni da parte di questo Dio fin troppo "Giusto e Santo"?

 

6. Ed ora rivolgi i tuoi occhi di nuovo indietro ad Adamo e ad Eva, e vieni a visitarli con Me, e guarda come Io, l’eterno Amore, li trovai - nudi e abbandonati - piangenti e dolenti in giusto pentimento e giusta vergogna, e dissi ad Adamo di venire fuori e trascinai fuori Eva.

7. E vedi, essi non osavano guardare il Volto del loro Padre; poiché erano spaventati da un grande tuono del mortifero giudizio proveniente dalla profondità della Collera della Divinità.

8. E le fiamme dell’Ira di Dio, l’Infinito, si rotolavano terribilmente attraverso tutti gli infiniti spazi fin giù sulla Terra, sulla quale ora stava il grande Amore accanto ai Suoi figli caduti, pentiti e dolenti, creati con la Sua Grazia misericordiosa.

9. E vedi, ci fu allora un’ardente lotta fra l’eterno Amore, di nuovo mosso a misericordia dal pentimento e dal cordoglio dei creati, e la Divinità incollerita che tutto voleva distruggere per espiare l’offesa alla Sua incorruttibile Santità.

10. Poiché vedi, le fiamme d’Ira della Divinità incollerita precipitarono più veloci dei lampi giù sulla Terra, penetrarono fino al suo centro e l’accesero in ogni suo punto, e le fiamme devastatrici giunsero fino alla luna e fino al sole, anzi, esse raggiunsero tutte le stelle! E vedi, allora l’intera, incommensurabile infinità fu un mare di fuoco, e tuoni terribili rullavano attraverso tutti gli spazi infiniti, e urlava la Terra, e mugghiava il mare, e la luna piangeva, e il sole si lamentava, e tutte le stelle gridavano più forte di tutti i tuoni, oppresse per la troppo grande dolorosa paura dell’eterna distruzione, e le loro grandi voci echeggiavano rintronando dalle sconfinate profondità della Collera della Divinità, e le voci gridavano:

11. «Grande Dio sublime, placa la Tua grande Ira e spegni le fiamme devastatrici della Tua giustissima Collera e risparmia gli innocenti nella Tua Santità, poiché la Collera infuocata della Tua Ira distruggerà i giusti e annienterà l’eterno Amore in Te, e renderà Te Stesso Suo prigioniero nella Tua immensa Potenza e Forza della Santità!»

12. E vedi e odi con occhi aperti e con orecchie aperte che cosa disse allora l’irata e incollerita Divinità; e il linguaggio tuttavia non lo comprese nessuno se non unicamente l’eterno Amore che nel tempo dello scoppio d’Ira e di Collera della Divinità protesse, sulla Terra urlante, la pentita coppia neocreata - impedendo alla grande irata fiamma della Collera di toccare il luogo del pentimento di Adamo e il luogo del cordoglio di Eva - mediante la grande Potenza e Forza della Sua Misericordia.

13. Ed ora odi e comprendi bene le parole terribili dell’Ira dal profondo della Collera della Divinità, ed esse così suonavano:

14. «A che Mi serve l’urlare e il mugghiare della Terra, a che il piangere delle lune, a che il lamentare dei soli, e a che il grido di dolore delle stelle?! Poiché Io, Dio, sono solo, abbandonato dal Mio Amore, che Mi è diventato infedele e si è allontanato da Me per scendere giù sulla Terra a proteggere la duplice feccia della cattiveria! Che debbo fare Io senza di Lui? Perciò voglio distruggere tutte le Sue opere dalle fondamenta e annientare tutto, perché non ci sia nulla che in tutte le future eternità delle eternità debba essere in grado di sottrarMi e di allontanare da Me il Mio Amore! E Io voglio rimanere Dio, l’Unico, in tutte le eternità delle eternità, com’ero fin dalle eternità delle eternità; e tu, marcio edificio della Creazione del Mio Amore divenuto debole, crolla in inutili rovine, nel nulla, affinché Io ritrovi il Mio Amore e Lo renda di nuovo forte con la Potenza e la Forza della Mia eterna Santità. Amen!»

15. E vedi, i legami delle creazioni in tutti gli spazi dell’infinità di Dio si sciolsero, e le rovine precipitarono attraverso i vasti spazi tra grande rimbombare, tuonare, gridare, rumoreggiare, rombare e sibilare nelle profondità delle profondità verso il loro annientamento, e questo era la Terra stessa che giaceva altrettanto in rovina nel vasto grembo dell’Amore misericordioso.

16. E i neocreati tremavano dalla paura alla vista terribile di questa grande e spaventosa scena di annientamento, la cui grandezza nessun spirito creato comprenderà mai interamente in tutta la sua pienezza, poiché essa era infinita.

17. Ed ora vedi e odi ancora quello che allora disse e fece l’Amore misericordioso! Senti le parole dell’Amore nella sua Potenza e guarda le grandi azioni della Misericordia nella Sua Forza e odi e comprendi bene le parole che così suonavano:

18. «Grande, onnipotente Dio di ogni potenza, di ogni forza e di ogni santità! Ritira la tua grande ira e spegni il fuoco della tua collera che tutto distrugge e odi dalla quiete della tua santità le Parole del ruo eterno Amore, che è l’unica Vita in te, eterna come te e potente e forte come te da esso ed esso da te, e non voler annientare la Vita in esso e te con esso, ma usa clemenza e lascia che l’Amore ti dia soddisfazione, ed esigi espiazione per la tua santità ferita e offesa, e nessun sacrificio sarà troppo grande per il Tuo Amore se tu volessi esigerlo dall’Amore in eterna espiazione per la Tua Santità!».

19. E ora vedi e odi e comprendi bene che cosa successe poi, e che cosa rispose la Divinità! Il fuoco si placò, e da tutti gli spazi soffiò un più dolce alito, frammisto a tuoni ancora fortemente rullanti, attraverso le volanti rovine dei mondi disciolti, i quali da una immensità all’altra, simili a grandi lampi, ancora guizzavano brucianti. E l’Amore comprese il tuono di Dio, e Dio disse con veemenza:

20. «Voglio mettere ogni colpa su di Te, come le rovine dei mondi sulla Terra, e Tu devi cancellare l’affronto alla Mia Santità, che è l’eterno legame fra Me e Te! E vedi, Io maledico la Terra, perché nessuna macchia contamini la Mia Santità e Io non divenga come Te, un Dio non santo; e questa maledizione ti sia lasciata come debito che Tu hai da prendere su di te e da cancellare per la Mia Santità, e per lavare la Terra col Tuo Sangue dalla maledizione dell’infamia per il peccato di Adamo!»

21. E vedi, odi e comprendi bene ciò che l’Amore allora rispose, e disse quanto segue: «Grande, santissimo Dio di ogni potenza e forza! Avvenga secondo le tue parole!»

22. E vedi, allora d’un tratto si spense tutto il fuoco sulla Terra e in tutti gli spazi della creazione! E le rovine dei distrutti soli, terre e lune furono di nuovo ricomposte mediante la potenza e forza dell’Amore esaudito dalla Divinità, e si riordinarono come erano ordinate al principio della loro formazione; essi però conservarono come eterno segno le tracce incancellabili della loro totale distruzione di un tempo, simili alle cicatrici dell’eterno Amore, che più tardi, nel grande tempo dei tempi, per tutti sanguinò sulla croce.

 

Messaggio del Padre

Fonte: “Il Governo della Famiglia di Dio” di Jakob Lorber – vol.1, cap.9

05. Da dove viene il nome "Adamo"?

 

[57] Adamo era già stato creato ma non aveva ancora ricevuto un nome, quando il Signore disse ai quattro angeli di cercargli un nome. E Michele si diresse ad oriente, dove vide la stella orientale di nome Ancoli, e ne prese la prima lettera. Gabriele si diresse a Sud, dove vide la stella meridionale di nome Disis, e ne prese la prima lettera; Raffaele andò a Nord, dove vide la stella settentrionale di nome Arthos, e ne prese la prima lettera; Uriele si recò ad occidente, dove vide la stella occidentale di nome Mencembrion [?], e ne prese la prima lettera. Una volta che ebbero portato queste lettere, il Signore disse ad Uriele: "Leggi queste lettere"; ed egli le lesse e pronunciò: "Adamo". E il Signore disse a sua volta: "Sia questo il suo nome".

 

Messaggio di Mosè

Fonte: "Vita di Adamo ed Eva" (apocrifo)

06. Dove ebbe luogo esattamente la creazione del primo terrestre?

 

[56] Si deve sapere che Dio fece e plasmò Adamo nello stesso luogo in cui nacque Gesù, cioè nella città di Betlemme che si trova al centro del mondo: e là il corpo di Adamo fu fatto con il fango che gli angeli, cioè Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele portavano dai quattro angoli della terra. E quella terra era candida e pura come il sole, bagnata da quattro fiumi, cioè il Gihon, il Fison, il Tigri e l'Eufrate; e l'uomo fu creato ad immagine di Dio, e Dio alitò sul suo volto il soffio della vita, cioè l'anima. E com’è bagnato da quattro fiumi, così il respiro gli è stato fornito dai quattro venti.

 

Messaggio di Mosè

Fonte: "Vita di Adamo ed Eva" (apocrifo)