Creazione
01. Perchè mai Dio creò il cosmo con i suoi abitanti? Si sentiva forse solo?
35. [...] Dio, vedendo la natura delle sue infinite perfezioni e l'efficace potenza che racchiudono in se stesse per compiere opere meravigliose, nella sua equità vide che ad una così grande bontà era più che opportuno comunicarsi, per operare secondo la sua inclinazione comunicativa e per esercitare la sua liberalità e misericordia, distribuendo con magnificenza fuori di sé la pienezza dei suoi infiniti tesori racchiusi nella divinità. Infatti, essendo infinito, a lui è molto più naturale fare grazie e doni di quanto non lo sia per il fuoco salire alla sua sfera, per la pietra tendere al centro e per il sole spandere la sua luce. Questo profondo mare di perfezioni, quest'abbondanza di tesori, questa impetuosa infinità di ricchezze, volge tutta a comunicarsi per sua inclinazione, ma anche per la volontà e la sapienza di Dio stesso, il quale, per la comprensione che ha di sé stesso, sa bene che fare doni e grazie, comunicandosi al di fuori, non è un diminuirle ma piuttosto un accrescerle, dando un opportuno sfogo a quella inestinguibile sorgente di ricchezze.
36. Dio guardava tutto ciò in quel primo momento, dopo la "comunicazione ad intra" (cioè interna a se stesso) già avvenuta con le emanazioni eterne. E ponendovi attenzione, si trovò come da se stesso condotto a comunicarsi "ad extra" (cioè al di fuori di sè), riconoscendo ciò come cosa santa, giusta e misericordiosa, dato che nessuno glielo poteva impedire. Conforme al nostro modo d'intendere, ben possiamo immaginare che, in un certo senso, Dio non stava quieto, né tranquillo, finché non fosse arrivato al centro delle creature, nelle quali e con le quali trova le sue delizie, rendendole partecipi della sua divinità e delle sue perfezioni.
37. Due cose mi stupiscono, mi tengono sospesa e inteneriscono il mio tiepido cuore lasciandolo come annichilito in questa cognizione e luce che sperimento: la prima è quella inclinazione e quel peso che vidi in Dio e la veemenza della sua volontà di comunicare la propria divinità e i tesori della sua gloria; la seconda è l'ineffabile e incomprensibile immensità dei beni e dei doni che conobbi che voleva distribuire, e come li creava destinandoli a tal fine, rimanendo infinito come se niente avesse dato. Infatti io intesi che, in questa inclinazione e in questo suo desiderio, egli era disposto a santificare, giustificare e riempire di doni e di perfezioni tutte le creature insieme e ciascuna in particolare, dando ad ognuna più di quanto hanno tutti i santi angeli e serafini messi insieme, quantunque fossero stati capaci di ragione e dei suoi doni tutte le gocce e la sabbia del mare, tutte le stelle, le piante, gli elementi, e tutte le creature irrazionali, purché da parte loro si disponessero ad accoglierli e non opponessero alcun ostacolo alla sua grazia. Oh, terribile il peccato e la malizia del peccato! Tu sola basti per trattenere l'impetuosa corrente di tanti beni eterni!
Messaggio di S.Maria D'Agreda
Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - Libro I, cap.4
02. Perchè Dio pensò di fare il genere umano?
134. L'Altissimo guardava al suo Figlio unigenito fatto uomo e alla sua santissima Madre, come a modelli che egli aveva formato con la grandezza della sua sapienza e del suo potere per avvalersene come di originali, dei quali il genere umano sarebbe stato una copia. Voleva che tutti gli uomini, simili a queste due immagini della sua divinità, fossero, mediante questi due esemplari, somiglianti a lui stesso. [...]
[...] Il Signore, con sommo gradimento e benevolenza, guardava a questi due ritratti degli originali, che voleva creare a suo tempo, e in vista di quelli diede ad Adamo ed Eva molte benedizioni, felice d'intrattenersi con essi e coi loro discendenti, fino a quando fosse arrivato il giorno della formazione di Cristo e di Maria. [...]
143. L'Altissimo volle che, nella peculiarità della creazione, il primo Adamo fosse figura del secondo. Come prima di Adamo creò ed ordinò il regno di tutte le creature delle quali lo fece signore e capo, così, prima di inviare il suo Unigenito, lasciò passare molti secoli, affinché egli trovasse, nella moltiplicazione del genere umano, un popolo di cui essere capo, maestro e vero re, senza che rimanesse un solo momento privo di regno e di vassalli. Questa doveva essere la meravigliosa armonia disposta dalla divina Sapienza, cioè che fosse ultimo nell'esecuzione ciò che era primo nell'intenzione.
144. Avvicinandosi per il mondo il momento in cui il Verbo doveva discendere dal seno dell'eterno Padre per vestire la nostra mortalità, elesse e predispose un popolo scelto e nobilissimo, il più ammirabile che prima e dopo si sia mai visto. In esso, poi, designò una stirpe illustre e santa, dalla quale il Figlio di Dio potesse discendere secondo la carne. [...]
Messaggio di S.Maria D'Agreda
Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - Libro I, cap.11