Maria
01. Ave Maria Ave Maria Ave Maria… e Dio che fine ha fatto? Io proporrei di metterla da parte!
“Vi ho mandato mia Madre tante volte, affinché il suo amore vi riportasse a me, e la sua vicinanza vi aiutasse a superare le difficoltà dell’esistenza terrena. Mia Madre è apparsa innumerevoli volte sulla Terra. Non è venuta a voi per dar vita a discussioni e a tavole rotonde sui fenomeni soprannaturali, né per generare fanatismi o sentimentalismi, ma per richiamarvi alla vera fede. La Madonna è apparsa nei momenti più delicati della vita della Chiesa e della Terra, per aiutarvi ad andare oltre ogni difficoltà; vi ha sempre gettato un ponte verso Dio, coprendo con la sua misericordia tanti vostri peccati. Non dimenticatelo, e pentitevi per tutte le volte che non l’avete accolta, anzi, l’avete derisa e rifiutata. Dico anche a voi, pastori: pentitevi! Sapete bene il perché.
Il futuro del mio popolo non potrà fare a meno di Maria. La mia Chiesa sarà mariana o non sarà la mia Chiesa. Il Figlio dell’uomo è stato generato attraverso di Lei; attraverso di lei sarà generato un popolo nuovo, che avrà la potenza e lo splendore della Madre di Dio.
Maria radunerà sotto il suo manto gli uomini di ogni pianeta dell’universo, e li offrirà a me, come una vera Madre. Maria è Regina dell’universo, come io ne sono il Re. Come tale sarà accolta e venerata da tutti i figli di Dio, ovunque si trovino. Sarà Madre di tutta l’umanità. Quando un uomo rifiuta la propria madre, rifiuta la vita. Perciò, chi rifiuterà Maria, non avrà parte alla mia vita.”
Messaggio di Gesù dell'8 settembre 2011
Fonte: www.versolanuovacreazione.it
02. ...ma Maria sostanzialmente non è una creatura come tutti noi?
Risp. A
"L'impronta di Dio era stampata in Maria così netta che solo nel Primogenito del Padre le era superiore. Maria può essere chiamata la "secondogenita" del Padre perchè, per perfezione data e saputa conservare, e per dignità di Sposa e Madre di Dio e di Regina del Cielo, viene seconda dopo il Figlio del Padre e seconda nel suo eterno Pensiero, che ab eterno in Lei si compiaque [...].
Dio, per manifestarsi agli uomini nella forma nuova e completa che inizia l'era della Redenzione, non scelse a suo trono un astro del cielo, non la reggia di un potente. Non volle neppure le ali degli angeli per base al suo piede. Volle un seno senza macchia.
Anche Eva era stata creata senza macchia. Ma spontaneamente volle corrompersi. Maria, vissuta in un mondo corrotto - Eva era invece in un mondo puro - non volle ledere il suo candore neppure con un pensiero volto al peccato. Conobbe che il peccato esiste. Ne vide i volti diversi e orribili. Tutti li vide. Anche il più orrendo: il deicidio. Ma li conobbe per espiarli e per essere, in eterno, Colei che ha pietà dei peccatori e prega per la loro redenzione."
Messaggio di Gesù del 16 agosto 1944
Fonte: "L'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta - vol.1, cap.1
Risp. B
5. Vidi un velo ricchissimo che nascondeva un tesoro e la mia volontà desiderava ardentemente che venisse tolto scoprendo quello che l'intelligenza mi manifestava come mistero. A questo mio desiderio [i due angeli] risposero: «Obbedisci, o anima, in ciò in cui ti si ammonisce e che ti si comanda: spogliati di te stessa e ti sarà svelato». Per questo mi proposi di emendare la mia vita e di vincere i miei appetiti, e piangevo forte con sospiri e gemiti dal profondo dell'anima mia, affinché questo bene mi si manifestasse. E nella misura in cui facevo propositi, scorgevo aprirsi il velo che copriva il mio tesoro. Infine si aprì del tutto e con gli occhi dello spirito vidi quello che non saprei dire né manifestare a parole. Vidi un segno grande e misterioso nel cielo; vidi una Donna, una signora e regina bellissima coronata di stelle, vestita di sole e con la luna sotto ai suoi piedi. Mi dissero i santi angeli: «Ecco la beata donna che san Giovanni vide nell'Apocalisse e nella quale sono racchiusi, depositati e sigillati gli ammirabili misteri della redenzione. L'Altissimo e onnipotente favorì così tanto questa creatura umana che desta ammirazione persino in noi suoi spiriti. Considera e ammira le sue perfezioni e scrivile, perché proprio a questo fine - dopo quello del tuo profitto spirituale - ti è rivolta questa manifestazione».
Messaggio di S.Maria D'Agreda
Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - Libro I, cap.1
Risp. C
224. [...] L'Altissimo aveva deciso di porre in questa divina Signora i più grandi tesori di grazie e virtù che mai siano stati dati, o saranno dati in eterno ad altra creatura. Quando giunse l'ora di donarli a lei, cioè nel medesimo istante in cui fu concepita, l'Onnipotente, con soddisfazione, esaudì il desiderio che fin dall'eternità aveva come in sospeso, finché non ne fosse giunto il tempo opportuno. Il fedelissimo Signore fece questo: riversò nell'anima santissima di Maria, nell'istante della sua concezione, tutte le grazie e i doni in grado così eminente che nessuno dei santi né tutti insieme vi poterono mai arrivare. Con parole umane tutto ciò non si può manifestare.
225. [...] Ella esercitò la virtù della carità, che riguarda Dio come infinito e sommo bene, con tale forza e tale stima della divinità che tutti i serafini, nella loro grande veemenza e virtù, non potranno mai giungere a così alto grado.
226. [...] Ebbe scienza infusa, sapienza di tutte le scienze e delle arti naturali. Da questo conobbe e seppe tutto il naturale e il soprannaturale che porta alla grandezza di Dio, di modo che fin dal primo istante, nel grembo di sua madre, fu sapiente, prudente, illuminata e capace di comprendere Dio e tutte le sue opere più di quanto lo furono e lo saranno in eterno tutte le altre creature, ad eccezione del suo Figlio santissimo [...].
227. [...] Conobbe i doni che riceveva, nonostante qualcuno le fosse nascosto: per questo rese grazie con profonda umiliazione e con prostrazioni corporali che subito fece nel grembo di sua madre con quel così piccolo corpo. Con tali atti ella ebbe più merito in quello stato che non tutti i santi nel massimo grado della loro perfezione e santità.
228. Ella ebbe un'altra visione e cognizione, superiore agli atti della fede infusa, del mistero della Divinità e della santissima Trinità. Se in quell'istante non la vide intuitivamente come i beati, la vide però astrattivamente con altra luce e visione inferiore a quella beatifica, ma superiore a tutti gli altri modi in cui Dio si può manifestare o si manifesta all'intelletto creato. Le furono mostrate alcune specie o immagini della Divinità così chiare e manifeste, che in esse conobbe l'essere immutabile di Dio e in lui tutte le creature, con maggiore luce ed evidenza di come una creatura può essere conosciuta da un'altra. Queste immagini fecero da specchio chiarissimo che rifletteva tutta la Divinità e in essa le creature: in questa luce e in queste immagini di Dio le vide più distintamente e chiaramente di quanto le conoscesse in se stesse per mezzo della scienza infusa.
229. In tutti questi modi le furono evidenti, fin dalla sua concezione, tutti gli uomini e tutti gli angeli nel loro ordine, le loro dignità e i loro compiti, nonché tutte le creature irragionevoli nelle loro nature e qualità. Conobbe la creazione, lo stato e la rovina degli angeli, la giustificazione e la gloria dei buoni, la caduta e il castigo dei cattivi, la primitiva innocenza di Adamo ed Eva, l'inganno, la colpa e la miseria che ne seguì sia per loro stessi sia per tutto il genere umano, e il decreto della volontà divina per la loro riparazione ormai già disposta e quasi giunta al momento di essere compiuta. Conobbe l'ordine e la natura dei cieli, degli astri e dei pianeti, la qualità e disposizione degli elementi, il purgatorio, il limbo e l'inferno, come tutte queste cose e quelle racchiuse in esse erano state create e conservate dal potere divino, solamente per la sua bontà infinita, senza che ne avesse necessità alcuna. Soprattutto conobbe ciò che Dio avrebbe rivelato del suo mistero facendosi uomo per redimere tutto il genere umano, lasciando i cattivi angeli senza questo rimedio.
230. Mentre l'anima santissima di Maria conosceva per ordine tutte queste meraviglie, nell'istante in cui fu unita al corpo, operava gesti eroici delle varie virtù con incomparabile stupore, lode, glorificazione, adorazione, umiliazione, amore di Dio e dolore dei peccati commessi contro quel sommo Bene che riconosceva autore e fine di tante ammirabili opere. Contemporaneamente offrì se stessa in sacrificio gradito all'Altissimo, cominciando da quel momento a benedirlo, amarlo e riverirlo con fervoroso affetto, per riparare alla mancanza di amore e di riconoscenza da parte sia degli angeli cattivi sia degli uomini. Invitò poi gli angeli santi, ella che già ne era la Regina, ad aiutarla a glorificare il creatore e Signore di tutti, e a pregare anche per lei.
231. In quell'istante il Signore le presentò gli angeli che le assegnava per custodirla: ella li vide e li conobbe, mostrò loro benevolenza ed ossequio invitandoli ad inneggiare con canti di lode all'Altissimo. Li preavvisò che questo sarebbe stato il compito che dovevano svolgere con lei in tutto il tempo della vita mortale, mentre l'assistevano e la custodivano. Conobbe similmente tutta la sua genealogia, tutto il resto del popolo santo eletto da Dio, i Patriarchi, i Profeti e quanto sua Maestà fosse stata meravigliosa nei doni, nelle grazie e nei favori che aveva operati con loro. È' davvero stupendo che la beatissima Vergine, già fin dal primo istante in cui la sua santissima anima fu creata, nonostante le diverse parti del suo santissimo corpo si distinguessero appena, piangesse di dolore per la caduta del genere umano e versasse lacrime nel grembo di sua madre ben sapendo quanto fosse terribile peccare contro il sommo Bene. Dio, nella sua onnipotenza, operò questo prodigio affinché non le mancasse nessuna eccellenza che potesse tornare a onore di colei che era eletta ad essere Madre di Dio.
232. Per questo miracoloso affetto fece suppliche, fin dal primo istante, per la salvezza del genere umano, assumendo l'ufficio di mediatrice, avvocata e riparatrice. Presentò a Dio il grido dei santi Padri e degli altri giusti della terra, affinché la sua misericordia non ritardasse la salvezza dei mortali, che ella già guardava come fratelli. Ancor prima di vivere tra loro, li amava con ardentissima carità; appena fu concepita cominciò ad essere loro benefattrice per l'amore divino e fraterno che ardeva nel suo infiammato cuore. L'Altissimo gradì tali domande più di tutte le orazioni dei santi e degli angeli; questo fu manifestato a lei, che era creata per essere Madre dello stesso Dio, nonostante ella ignorasse allora questo fine. Conobbe però l'amore dello stesso Signore e il suo ardente desiderio di scendere dal cielo per redimere gli uomini [...].
233. Pregò ancora nello stesso istante della sua concezione per i suoi genitori, Gioacchino ed Anna, che, prima di vedere col corpo, vide e conobbe in Dio. Subito esercitò con loro la virtù dell'amore, della riverenza e della gratitudine di figlia, riconoscendoli causa seconda della sua esistenza. Fece anche molte altre domande generali e particolari per differenti necessità. Con la scienza infusa di cui era fornita, compose nella sua mente e nel suo cuore un inno di lode per aver trovato, alla porta della vita, la preziosa dramma che perdemmo tutti fin dal principio. Trovò la grazia che le andò incontro e la Divinità che l'aspettava ai limiti della natura. Le sue facoltà incontrarono, nel primo istante del suo esistere, il nobilissimo Oggetto che le mosse cominciando a porle in esercizio, perché solo per lui erano create. Dovendo essere sue in tutto e per tutto, a lui si dovevano le primizie delle loro attività, cioè la cognizione e l'amore divino. Non vi fu, così, in questa Signora né istante di vita senza conoscere Dio, né cognizione senza amore, né amore senza merito. In questo, niente fu piccolo o misurato con le leggi comuni e le regole generali. Tutto fu grande e tale uscì dalla mano dell'Altissimo, perché ella camminasse, crescesse, ed arrivasse ad essere così magnifica che Dio solo ne fosse maggiore. Oh, che bei passi furono i tuoi, o figlia del principe, dato che col primo di essi giungesti alla Divinità! Bella sei ben due volte, poiché la tua grazia e bellezza è ogni bellezza e grazia. Divini sono i tuoi occhi ed i tuoi pensieri sono come la porpora del re, poiché rapisti il suo cuore e lo legasti, facendolo prigioniero del tuo amore nel santuario del tuo grembo verginale e del tuo cuore.
234. [...] Non conveniva che in questa divina creatura le facoltà inferiori dell'anima operassero prima di quelle superiori, né che l'operare di queste fosse inferiore o uguale a quello delle altre creature. Infatti, se l'operare corrisponde all'essere di ciascuna cosa, colei che da sempre era superiore a tutte in dignità ed eccellenza, doveva operare con proporzionata superiorità rispetto ad ogni creatura angelica o umana. Non le doveva mancare l'eccellenza degli spiriti angelici, i quali nel momento in cui furono creati fecero subito uso delle loro facoltà, perché questa stessa grandezza e prerogativa le era dovuta, come a colei che era creata per essere loro Regina e signora. Le spettava, anzi, con vantaggi tanto più grandi, quanto la dignità di Madre di Dio è superiore a quella di suo servo e il nome di Regina a quello di vassallo, poiché a nessuno degli angeli il Verbo disse: «Tu sei mia madre»; né qualcuno di loro poté mai dire a lui: «Tu sei mio figlio». Soltanto tra Maria e il Verbo eterno ci fu questa comunicazione e questa vicendevole corrispondenza. In ragione di ciò si deve misurare e ponderare la grandezza di Maria, come fece l'Apostolo con quella di Cristo.
235. Nello scrivere questi misteri del Re, quando già è un onore rivelare le sue opere, confesso la mia limitatezza di donna e mi affliggo perché parlo con termini comuni e vuoti, che non arrivano a definire ciò che intendo nella luce di cui è investita la mia anima in tali misteri. Per non avvilire tanta grandezza sarebbero necessarie ben altre parole ed espressioni particolari e appropriate, ma la mia ignoranza non le trova. E quando le possedesse, sarebbero troppo elevate per l'umana debolezza. Essa si riconosca inferiore ed impotente a fissare il suo sguardo su questo sole divino, che con raggi di divinità viene al mondo, sebbene coperto dalla nube del grembo materno di sant'Anna. Se tutti desideriamo che ci sia data l'opportunità di avvicinarci a contemplare questa meravigliosa visione, andiamoci nudi e liberi: gli uni dalla naturale pusillanimità, gli altri dal timore, benché il tutto sia mascherato dall'umiltà. Andiamoci poi con somma devozione e pietà, lontani dallo spirito di discordia, così che ci sia dato di vedere da vicino, in mezzo al roveto, il fuoco della Divinità, senza esserne consumati.
236. Ho detto che l'anima santissima di Maria, quando fu concepita, vide in modo astrattivo la divina Essenza, dal momento che non mi fu data luce per dire ch'ella vide la gloria quale veramente è. Con ciò intendo dire che questo privilegio fu solo della santissima anima di Cristo per l'unione sostanziale con la Divinità nella persona del Verbo, affinché rimanesse sempre unita con essa per mezzo delle facoltà dell'anima per somma grazia e gloria. E come Cristo nostro bene cominciò ad essere contemporaneamente uomo e Dio, così cominciò a conoscere Dio e ad amarlo come comprensore. Ma l'anima della sua Madre santissima non era unita sostanzialmente alla Divinità, e così non agì subito come beata, poiché entrava nella vita per essere viatrice. Essendo la più vicina all'unione ipostatica, ebbe tuttavia una visione di poco inferiore a quelia beatifica, ma superiore a tutte le altre visioni e rivelazioni della Divinità avute dalle creature, eccettuata la chiara visione con la piena fruizione. La visione di Dio, che ebbe la Madre di Cristo nel primo istante, sia per alcune modalità sia per alcune qualità, eccelse su quella chiara di altri, in quanto ella conobbe più misteri astrattivamente, che non altri con visione intuitiva. Il non aver visto, però, la Divinità faccia a faccia nel momento della sua concezione, non significa che poi non l'abbia veduta molte volte nel corso della sua vita, come in seguito dirò.
Messaggio di S.Maria D'Agreda
Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - Libro I, cap.16
03. Come mai al mistero della Vergine Gesù non tributa onore in nessuna parte del vangelo?
10. "Nella Chiesa primitiva non manifestai tali misteri perché, essendo troppo alti, i fedeli si sarebbero soffermati troppo a scrutarli e ad ammirarli, mentre era necessario che si stabilissero rapidamente la legge della grazia e il Vangelo. E benché fosse tutto compatibile, tuttavia l'ignoranza umana avrebbe potuto incorrere in alcuni sospetti e dubbi troppo dannosi in un tempo in cui la fede derivata dall'incarnazione e dalla redenzione e i precetti della legge evangelica erano ancora agli inizi. Per questo lo stesso Verbo incarnato nell'ultima cena disse ai suoi discepoli: "Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso". In loro parlò a tutto il mondo, che, finché non si fosse ben radicata la legge della grazia e la fede del Figlio, non sarebbe neanche stato pronto a ricevere i misteri e la fede della Madre [...]".
Messaggio del Padre
Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - Libro I, cap.1
04. Perchè nella prova è meglio cercare Maria più che una cosa intelligente da fare o da dire?
129. [...] Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d'acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca (Ap 12,15). Contro questa divina Signora, Lucifero impiegò e indirizzò tutta la sua malizia e le sue forze, perché, di quanti furono da lui tentati, nessuno gli importava tanto quanto la sola Maria santissima. Con l'impeto con cui corre la piena di un grande e spumoso torrente, così e con maggior violenza uscivano dalla bocca del drago le imposture, le scelleratezze e le tentazioni contro di lei. Ma la terra la aiutò, perché la terra del suo corpo e delle sue passioni non fu maledetta, né ebbe parte in quella sentenza di castigo che Dio ci inflisse in Adamo ed Eva, vale a dire che la nostra terra sarebbe stata maledetta e che, restando ferita nella natura col fomite del peccato che incessantemente ci punge e ci combatte, avrebbe prodotto spine anziché frutti. Di tale fomite il demonio si avvale per rovinare gli uomini, poiché, trovando dentro di noi queste armi tanto offensive contro noi stessi, si approfitta delle nostre inclinazioni; così, con lusinghe, allettamenti e inganni, ci attira dietro agli oggetti sensibili e terreni.
130. Al contrario di noi, Maria santissima, che fu terra santa e benedetta dal Signore senza esser toccata da fomite né da altro effetto del peccato, non poté essere minacciata di pericolo da parte della terra; anzi, questa la favorì con le sue inclinazioni ordinatissime, composte e soggette alla grazia. Così aprì la bocca ed inghiotti il torrente delle tentazioni che inutilmente il drago vomitava, perché non trovava in lei terreno favorevole n'é disposizione al peccato, come invece accade negli altri figli di Adamo. In essi le passioni disordinate e terrene, anziché inghiottire questo fiume, concorrono a produrlo, perché le nostre passioni e la nostra natura corrotta si oppongono sempre alla ragione e alla virtù. Di conseguenza, conoscendo il drago quanto fossero vani tutti i suoi attentati contro quella misteriosa donna, nel testo si dice:
131. Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù (Ap 12,17). Questo drago, superato gloriosamente in ogni cosa dalla Regina di tutto il creato e assaggiando già prima del tempo, con questo furioso tormento - suo e di tutto l'inferno, la confusione che meritatamente lo attendeva, se ne andò, deciso a muovere una guerra spietata contro le altre anime della progenie di Maria santissima, che sono i fedeli contrassegnati nel battesimo col sangue di Gesù Cristo per custodire le sue testimonianze. Di fatto, vedendo che non potevano ottenere nulla contro Cristo nostro Signore e sua Madre, a maggior ragione tutta l'ira di Lucifero e dei suoi diavoli si rivolse contro la santa Chiesa e i suoi membri, di cui Cristo è capo. Specialmente, poi, e con ira tutta particolare, questo nemico fa guerra alle vergini di Cristo, affaticandosi per distruggere questa virtù della castità verginale, come semente eletta ed eredità della castissima Vergine, madre dell'Agnello. Per questo si dice:
132. E si fermò sulla spiaggia del mare (Ap 12,18). Questa indica la spregevole vanità di questo mondo, della quale questo drago si sostenta, cibandosene come di fieno [...].
Messaggio di S.Maria D'Agreda
Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - libro I, cap.10
05. Chiamare Maria "corredentrice" non genera confusione in merito alla Redenzione, opera esclusiva del Figlio?
Risp. A
"Ti ho già parlato di mia Madre corredentrice. Essa lo fu in realtà dal momento in cui si consacrò a Dio, offrendo tutta se stessa, la sua purezza, la sua volontà. Questa offerta si fece sempre più viva, più luminosa, più cosciente. Cresceva in Lei la Grazia con il crescere dell'età.
Divenne poi ufficialmente corredentrice nel momento che pronunciò il suo Fiat, provocando in sé il virgineo concepimento di Me Verbo di Dio. Intensificò la sua azione di corredentrice in ogni giorno della sua vita facendo realtà pratica la sua offerta iniziale.
Corredentrice nei suoi sette dolori, lo fu in modo sublime quando accompagnò Me sul Calvario e quando, sotto la Croce, rinnovò il suo Fiat accettando di offrire Me e se stessa, come vittima al Padre per la liberazione dell'umanità caduta sotto gli artigli di Satana.
Corredentrice è e continuerà ad essere per sempre".
Messaggio di Gesù del 17 novembre 1975
Fonte: "Figlioli Miei Coraggio" di Mons.Ottavio Michelini
Risp. B
"Quando sono morto in croce, attorno a me non c’era nessuno, a parte mia Madre, che si unisse al mio sacrificio. Le donne, gli apostoli, certo mi amavano ma non avevano compreso quello che si svolgeva davanti ai loro occhi. Non avevano ancora ricevuto l’unzione dello Spirito Santo per poter pienamente comprendere cosa significhi offrire se stessi al Padre in unione con me. Lo avrebbero compreso dopo.
Mia Madre, invece, era preparata per questo; doveva esserlo perché io non potevo morire solo sulla croce. Dovevo unire al mio sacrificio tutti coloro che lungo i secoli si sarebbero donati a me. Maria è stata il primo essere umano nell’universo ad unirsi perfettamente al mio sacrificio sulla croce e a partecipare pienamente alla mia risurrezione. Mia Madre è stata il primo essere vivente ad avere compiuto con me il passaggio pasquale. Tutti gli altri hanno aderito assieme a lei, attraverso di lei, dopo di lei. Anche le umanità di altri pianeti fedeli a Dio fin dalla creazione, che hanno accompagnato con la loro preghiera il mio cammino sulla Terra, si sono unite a Maria nel momento del mio sacrificio sulla croce. Per questo l’umanità non potrà unirsi a me se non attraverso Maria. Il passaggio attraverso il suo Cuore Immacolato è obbligatorio per tutti coloro che desiderano giungere all’unione mistica con me. Mia Madre è colei che ha aperto la strada, la prima creatura ad aver raggiunto l’unione piena e perfetta con me sulla croce, oltre la croce, per l’eternità. Per questo è la Corredentrice dell’umanità e per questo l’umanità deve rivolgersi a lei".
Messaggio di Gesù del 2 febbraio 2010
Fonte: www.versolanuovacreazione.it
06. Io penso che i genitori di Maria siano stati semplici genitori come qualsiasi altri. Mi sbaglio?
165. [...] San Gioacchino aveva una casa, una famiglia e dei parenti a Nazaret, città della Galilea. Egli fu sempre uomo giusto e santo, illuminato con particolare grazia e luce. Comprendeva molti misteri delle Scritture e degli antichi Profeti; con incessante e fervorosa preghiera chiedeva a Dio l'adempimento delle sue promesse. La sua fede e la sua carità penetravano i cieli. Era uomo molto umile e puro, di santa condotta e grande sincerità, ma assai forte e severo, di incomparabile dignità e onestà.
166. Sant'Anna aveva la sua casa a Betlemme. Era una giovane innocente, umile e bella, e, fin dalla sua fanciullezza, santa, composta e ricolma di ogni virtù. Godeva di grandi e continue mamfestazioni dell'Altissimo e abbandonava il suo cuore alla contemplazione. Era, nello stesso tempo, orante e laboriosa, così che giunse alla pienezza della perfezione delle due forme di vita: attiva e contemplativa. Conosceva le divine Scritture per scienza infusa, comprendendo profondamente i loro misteri nascosti; fu anche incomparabile nelle virtù della fede, della speranza e della carità. Favorita da questi doni, pregava incessantemente per la venuta del Messia e le sue preghiere furono accette al Signore, tanto che, in modo singolare, egli le rispose che gli aveva rapito il cuore. Con ciò è fuori dubbio che i meriti di sant'Anna, tra i santi dell'Antico Testamento, furono determinanti per accelerare la venuta del Verbo.
167. Questa donna pregò con grande fervore affinché l'Altissimo le desse uno sposo che la aiutasse nell'osservanza della divina legge per essere perfetta nell'adempimento dei suoi precetti. Nel momento in cui sant'Anna chiedeva questo al Signore, egli dispose che anche san Gioacchino facesse la stessa preghiera, cosicché queste due richieste fossero presentate al tribunale della beatissima Trinità, dove furono ascoltate ed esaudite. Per ordine divino si stabilì che Gioacchino ed Anna si sposassero e fossero i genitori di colei che doveva essere la Madre di Dio. Fu inviato l'arcangelo Gabriele affinché manifestasse ad entrambi la volontà divina. A sant'Anna apparve corporalmente, mentre pregava con grande fervore, chiedendo la venuta del Salvatore del mondo e la liberazione degli uomini. Ella vide l'angelo d'immensa bellezza e fulgore, tanto che causò in lei timore e tremore con gioia interiore e luce dello spirito. Sant'Anna si prostrò con profonda umiltà in rispetto al messaggero del cielo, ma egli la trattenne e la confortò, perché doveva generare l'arca della vera manna, Maria santissima, Madre del Verbo eterno. L'arcangelo Gabriele, quando fu inviato a portare questo annuncio, conosceva già il mistero del Signore e la grazia in esso contenuta, benché gli altri angeli del cielo lo ignorassero, perché solo a lui fu fatta questa rivelazione direttamente dal Signore. Non rivelò, però, completamente, a sant'Anna questo grande mistero, ma le chiese attenzione dicendole:
«L'Altissimo ti benedica, o sua serva, e sia la tua salvezza. Dio ha udito le tue preghiere e desidera che tu perseveri in esse chiedendo la venuta dei Salvatore. È suo volere, anche, che tu prenda come sposo Gioacchino, uomo retto di cuore e gradito ai suoi occhi; con lui potrai perseverare nell'osservanza della legge divina e nel suo servizio. Continua le tue preghiere e suppliche, senz'altra preoccupazione, perché il Signore stesso disporrà poi come avverrà tutto questo. Tu intanto cammina per i retti sentieri della giustizia: il tuo cuore sia sempre rivolto al cielo e rimani in attesa della venuta del Messia; rallegrati nel Signore che è la tua salvezza». Detto ciò, l'angelo si sottrasse alla sua vista lasciandola nella luce di molti misteri delle Scritture, confortata e rinnovata nello spirito.
168. A Gioacchino l'angelo non apparve e non parlò di persona come a sant'Anna, ma l'uomo di Dio udì in sogno queste parole: «Gioacchino, sii benedetto dalla divina destra dell'Altissimo, persevera nei tuoi desideri, vivi con rettitudine e cammina verso la perfezione. Il Signore vuole che tu prenda come tua sposa Anna, alla quale egli ha dato la sua benedizione. Abbi cura di lei, stimala come pegno dell'Altissimo e ringrazialo per averla affidata a te». Dopo questo fatto Gioacchino chiese immediatamente in sposa la giovane Anna. Uniti in matrimonio, ubbidirono alla disposizione divina, senza che l'uno manifestasse all'altra il segreto se non dopo che furono trascorsi alcuni anni; ma di questo parlerò in seguito. I due santi sposi vissero a Nazaret procedendo custoditi dal Signore. Le loro opere furono pienezza di virtù perché compiute con rettitudine e sincerità; per questo si resero assai graditi e accetti all'Altissimo senza timore. Dei guadagni e dei profitti dei loro averi ogni anno facevano tre parti. La prima era l'offerta per il Signore nel tempio di Gerusalemme, la seconda veniva distribuita ai poveri, la terza serviva per il mantenimento della vita familiare. Dio accresceva loro i beni temporali, perché li distribuivano con tanta generosità e carità.
169. Essi vivevano senza violare la pace, nella concordia, senza accuse e litigi di sorta. Anna, donna umile, era in tutto soggetta e abbandonata alla volontà di Gioacchino; l'uomo di Dio, da parte sua, imitando devotamente l'umiltà della sua sposa, si preoccupava di prevenire e indovinare le sue intenzioni e, confidando in lei, non fu mai deluso. Vissero in perfetto amore tanto che in tutta la loro vita non ebbero mai un dissenso, poiché vollero sempre venirsi incontro nei loro desideri. Poiché erano uniti nel nome del Signore, l'Altissimo stava in mezzo a loro con il suo amore premuroso. San Gioacchino poi adempì il comandamento dell'angelo di rispettare la sua sposa e di avere cura di lei.
170. Il Signore favorì sant'Anna con larghe benedizioni, concedendole dei doni altissimi di grazia e di scienza infusa che la disponessero alla felice sorte che l'attendeva, cioè esser madre della Madre di Dio. Essendo le opere dell'Altissimo compiutamente perfette, fu conseguente il fatto che egli la rendesse degna di diventare la madre di quella creatura che, in purezza e santità, doveva essere superiore a tutto il creato e inferiore solo a Dio.
171. Questi santi coniugi trascorsero venti anni senza poter avere figli, cosa che, a quel tempo e secondo la cultura di quel popolo, era considerata una sventura. Da parte dei vicini e conoscenti dovettero patire vergogna e disprezzo, considerandosi esclusi dal partecipare alla venuta del Messia che speravano. Ma l'Altissimo, che permise questa umiliazione come prova per predisporli alla grazia che aveva preparato, concesse loro pazienza e fedeltà, affinché seminassero, con lacrime e preghiere, il felice frutto che avrebbero poi raccolto. Fecero grandi suppliche dal profondo del loro cuore, secondo quanto era stato loro comandato dall'alto; al Signore espressero il voto che, se avesse dato loro dei figli, avrebbero consacrato al suo servizio, nel tempio, il frutto della benedizione ricevuta.
172. Questo voto fu espletato sotto uno speciale impulso dello Spirito Santo. Così egli dispose che colei la quale doveva essere la dimora dell'unigenito Figlio di Dio, prima ancora di essere concepita, fosse offerta e affidata dai suoi genitori allo stesso Signore. Se loro prima di conoscerla e crescerla non si fossero impegnati con speciale voto di offrirla al tempio, notando poi la sua amabilità e dolcezza, non avrebbero potuto espletarlo con tanta sollecitudine per il grande amore che le avrebbero portato. A nostro modo di intendere, fu grazie a questo voto che il Signore placò la sua gelosia dovuta al fatto che la sua Madre santissima sarebbe nata da altri, consolandosi, in vista di tale offerta, nell'attesa di crearla.
Messaggio di S.Maria D'Agreda
Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - Libro I, cap.12
07. Suvvia, non occorre ricorrere alla "Concezione Immacolata" di questa Donna per renderla degna di onore e gloria! E' così vergognoso essere semplicemente umani?
251. [...] Per il giorno del matrimonio i mortali cercano il maggiore ornamento e l'abbigliamento più elegante che si possano trovare per abbellire la sposa terrena e non importa che i gioielli più ricchi si abbiano in prestito, purché niente le manchi. Quindi, se confessiamo, come è necessario confessare, che Maria purissima fu sposa della santissima Trinità ed allo stesso tempo madre della persona del Figlio e che per tali dignità fu adornata e preparata dal medesimo Dio onnipotente, infinito e ricco senza misura e limiti, quale ornamento, quale preparazione, quali gioielli saranno quelli con cui egli impreziosì la sua sposa e madre perché divenisse degna sposa e degna madre? Avrà forse riservato qualche gioiello nei suoi tesori? Le avrà negato qualche grazia di quelle con cui il suo potente braccio avrebbe potuto arricchirla ed abbellirla? L'avrà lasciata brutta, scomposta, macchiata in qualche parte o per qualche istante? Sarà stato scarso od avaro con la madre e sposa sua colui che elargisce prodigiosamente i tesori della sua divinità a tante anime che rispetto a lei sono meno che serve, meno che schiave della sua casa? Tutte loro confessano, con il medesimo Signore, che una sola è l'eletta e la perfetta, che le altre devono riconoscere, testimoniare e magnificare come immacolata e fortunatissima fra le donne e della quale piene di ammirazione con giubilo e lode domandano: «Chi è costei che sorge come l'aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati?». È' Maria santissima, unica sposa e madre dell'Onnipotente, che discese nel mondo adorna e preparata come sposa della beatissima Trinità, per il suo sposo e figlio. Questo arrivo ed ingresso nel mondo avvenne con tanti doni della Divinità che la sua luce la rese più vaga dell'aurora, più bella della luna, più eletta e singolare del sole, senza che nessuna a lei si potesse paragonare, più forte e potente di tutti gli eserciti del cielo e dei santi. Discese adornata e preparata per Dio, che le diede tutto ciò che egli volle, volle darle tutto ciò che poté e poté darle tutto ciò che non era essere Dio, sebbene fosse quanto di più vicino alla sua divinità e di più distante dal peccato potesse trovarsi in una semplice creatura. Questo ornamento fu intero e perfetto; non sarebbe stato tale se le fosse mancato qualcosa e le sarebbe mancato se fosse esistita qualche istante senza l'innocenza e la grazia. Forse, senza questa, sarebbe bastato a renderla così bella che l'ornamento ed i brillanti della grazia fossero posti sopra un volto deforme, macchiato dalla colpa, o sopra una veste sudicia ed indecente? Vi sarebbe rimasta sempre qualche imperfezione, per cui, per quanti accorgimenti si fossero usati, non si sarebbe mai potuto togliere l'ombra o il segno della macchia. Tutto ciò era poco conveniente per Maria, madre e sposa di Dio, e quindi anche per lui, che non l'avrebbe affatto adornata e preparata con amore di sposo né con attenzione di figlio, se per vestire la madre e sposa sua avesse cercato una stoffa macchiata e vecchia, mentre ne aveva in casa una ricca e preziosa.
252. [...] Per la forza della verità e della luce in cui vedo questi ineffabili misteri, confesso una e più volte che tutti i privilegi, le grazie, le prerogative, i favori ed i doni di Maria santissima, incluso quello di essere madre di Dio - per come mi sono fatti conoscere - dipendono ed hanno origine dall'essere stata immacolata e piena di grazia nella sua concezione purissima, cosicché senza questo beneficio tutti gli altri apparirebbero informi e mancanti ovvero come un sontuoso edificio senza fondamento solido e proporzionato [...].
Messaggio di S.Maria D'Agreda
Fonte: "La Mistica Città di Dio" di S.Maria D'Agreda - Libro I, cap.17